Workation addio: i falsi miti del turismo 2022

Workation addio: i falsi miti del turismo 2022
09 Febbraio 10:00 2022 Stampa questo articolo

Operatori e agenti di viaggi sono avvertiti: attenzione ai fake trend, ovvero le tendenze da “non considerare” perché non corrispondono in parte o per nulla alle peculiarità del mercato turistico italiano. Ad accendere i riflettori sul tema è Josep Ejarque, che attraverso i canali online della sua società di consulenza FTourism ha diffuso nei giorni scorsi una lunga disamina sull’anno in corso e sui possibili scenari per il travel.

«Non si possono più vendere prodotti e servizi come si faceva nel 2019. Il cliente vuole rassicurazioni e certezze e, in quest’ottica – commenta l’esperto di marketing – l’adv può recuperare una certa autorevolezza, ma non può permettersi di prendere cantonate e quindi deve stare alla larga dalle tendenze ingannevoli».

Ma vediamolo uno per uno i falsi miti del turismo 2022 su cui si è focalizzato Ejarque. In prima fila c’è la workation, celebre crasi pandemica tra work e vacation il cui fulcro sono i cosiddetti “nomadi digitali”.

Fino a poco tempo fa sembrava che centinaia di migliaia di persone prendessero valigie e computer e partissero per lavorare da remoto da spiagge e chalet. Alcune destinazioni e operatori si sono subito attrezzati per attirare questi viaggiatori offrendo tariffe per soggiorni lunghi e servizi e dotazioni adatti al lavoro.  Ma adesso sembra che questo modo di fare vacanza “non tiri più”.

Anche Booking prevede una rinnovata tendenza a delimitare con fermezza il confine tra vacanza e lavoro (73% degli intervistati). Il 59% preferirebbe trascorrere meno tempo in vacanza, se ciò significasse poter staccare completamente la spina. Ed è un bene che si sia sgonfiato questo falso trend perché le destinazioni italiane avrebbero avuto poche chance in questo scenario, a causa dei prezzi, della stagionalità e delle talvolta scarse infrastrutture digitali.

C’è poi il fenomeno del Friendcation, la vacanza con gli amici. “Apparentemente – riflette Ejarque – dopo un lungo periodo di restrizioni, viaggiare per stare insieme agli amici sembrerebbe essere una tendenza molto rimarcata. Sicuramente ci saranno dei casi fra i babyboomer che decideranno di viaggiare con altre coppie coetanee, ma non sarà la tendenza che riempirà le destinazioni. Per molti, la pandemia ha significato trascorrere molto più tempo con familiari e amici [email protected]

“Le vacanze nel 2022 – si legge – saranno dunque un’opportunità per incontrare persone nuove. Sempre secondo Booking, infatti, il 60% degli intervistati ha voglia di conoscere altra gente in viaggio”.

Ejarque smonta anche il mito del revenge travel, il cosiddetto effetto molla nell’acquisto dei viaggi post pandemia. “Certamente – scrive – siamo tutti arrabbiati con il virus. Ma considerare che questa rabbia collettiva diventi la principale motivazione per fare vacanza, e che per dispetto al virus si faranno più vacanze e si cercheranno destinazioni lontane, non è la base sulla quale incentrare la strategia turistica”.

C’è poi il grande inganno dell’overtourism che non tornerà mai più. “Ebbene, si è parlato tanto dell’undertourism, cioè del turismo verso mete poco conosciute, poco turistiche. In realtà questa tendenza c’era già prima del Covid – fa notare l’esperto – Ma abbiamo visto che i turisti hanno continuato ad andare verso le solite mete, creando nella Riviera romagnola, in Sardegna o in Costiera Amalfitana consistenti flussi concentrati in poco tempo. Probabilmente l’overtourism che era stato analizzato prima del Covid non ci sarà più. Ma non possiamo pensare che le destinazioni note, soprattutto quelle balneari durante la stagione diventino undertourism”.

“Infatti – conclude l’analisi – il 64% dei viaggiatori nel mondo non vede l’ora di socializzare in vacanza e la metà di questi vuole soggiornare in posti dove ci sia una vasta scelta di bar e locali notturni, proprio per incontrare più facilmente nuove persone”. E questo può avvenire solo in destinazioni con un’offerta ben consolidata e soprattutto con una notorietà diffusa tra i vari target di turisti.

A conti fatti, cosa devono fare operatori e agenzie di viaggi per non perdere il treno della ripartenza? Ejarque non ha dubbi: «Bastano due semplici parole per spiegare come lavorare. Ci si dovrà organizzare bene per la “standardizzazione della personalizzazione”, ovvero partire dal fatto che ogni singolo cliente pretenderà assistenza, certezze nei servizi e nella tutela sanitaria pur manifestando la voglia di conoscere nuovi compagni di viaggio e, dopo due anni di totale isolamento, fare esperienze davvero uniche, emozionanti, senza brutte sorprese».

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Andrea Lovelock
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