Voucher welfare, incognita Iva per le agenzie

Voucher welfare, incognita Iva per le agenzie
12 dicembre 11:44 2018 Stampa questo articolo

Dal 1° gennaio 2019 entreranno in vigore le nuove disposizioni dettate dalla direttiva Ue 2016/1065 che cambiano la regole dell’Iva sui voucher, con possibili pesanti ricadute anche sul welfare aziendale. La direttiva suddivide i “buoni” in due tipologie: monouso, che circoscrive il luogo del rilascio di beni o servizi con tanto di Iva preimpostata, e multiuso, nel caso in cui tutto questo non sia specificato.

Dal mese prossimo, dunque, occorrerà prestare assoluta attenzione alle caratteristiche del voucher. Se il buono è monouso, l’imposta scatterà con l’emissione del voucher. E affinché si verifichi questo presupposto il buono dovrà contenere tutti gli elementi richiesti ai fini della fatturazione (natura, qualità, quantità dei beni e dei servizi in oggetto). Al contrario, quando non si conosce a monte il tipo di prestazione ci ritroviamo nella categoria dei voucher multiuso, con il trattamento Iva che sarà strettamente connesso all’utilizzo del buono.

«È questo il caso che coinvolge, in misura maggiore, la agenzie di viaggi. La questione è seguita con attenzione da Welcome Travel nei suoi aspetti applicativi. È emerso in questi ultimi giorni che la direttiva necessita di un intervento dell’Agenzia delle Entrate per chiarire i molti punti dubbi – ha spiegato Adriano Apicella, amministratore delegato del network, a L’Agenzia di Viaggi Magazine – L’impatto fiscale è importante e c’è bisogno di maggiori informazioni sull’applicazione della nuova normativa».

Già dal 2016, Welcome ha siglato un accordo con Edenred, l’azienda che ha inventato il ticket restaurant e che oggi è tra i player più dinamici in fatto di ticket welfare. La partnership prevede che i voucher (si calcolano un totale di 1 milione e 500mila lavoratori dotati di buoni Edenred, ndr) possano essere spesi in viaggi nelle agenzie Welcome Travel (ma non solo, non trattandosi più di un’esclusiva).

Un giro d’affari notevole, che una normativa più complessa potrebbe seriamente penalizzare. «Il welfare aziendale può e deve diventare leva di crescita e competitività», conclude Apicella.

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Giulia Di Camillo
Giulia Di Camillo

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