Voli cancellati, l’Ue difende i rimborsi

Voli cancellati, l’Ue difende i rimborsi
08 Aprile 09:16 2020 Stampa questo articolo

I viaggiatori hanno diritto al rimborso. Nella querelle che da giorni sta vedendo in tutto il vecchio continente la Iata contro le associazioni di categoria, interviene adesso il portavoce della Commissione europea, Stefan de Keersmaecker, che ribadisce qual è il diritto comunitario in caso di voli cancellati a causa dell’emergenza da coronavirus.

Di fronte a vettori, che sempre più spesso, non procedono ad alcun rimborso offrendo al più cambi data senza penali, de Keersmaecker è stato chiaro. «Siamo consapevoli delle difficoltà senza precedenti delle compagnie aeree, ma i vettori devono offrire ai passeggeri la scelta tra un rimborso e un cambio di biglietto. Dato che il cambio di biglietto non è sempre disponibile in queste circostanze, i passeggeri devono essere rimborsati». In particolare, la restituzione dei soldi spesi per un volo non partito è stabilita dal regolamento 261 del 2004, secondo il quale se il volo viene cancellato per “circostanze eccezionali” (come è considerata l’emergenza Covid-19), il rimborso non può essere negato per alcun motivo.

Al momento, però, i vari Paesi europei stanno procedendo in ordine sparso di fronte alla posizione della Iata, che in una lettera di pochi giorni fa scritta agli agenti di viaggi ha detto che lo stop ai rimborsi è inevitabile stante la situazione “drammatica” di un settore che – sono parole del direttore generale e ceo Alexandre de Juniac – rischia di avere 25 milioni di disoccupati (quasi il 40% dei 65 milioni di addetti diretti e dell’indotto) se non si metteranno in campo “azioni immediate”.

Tra queste, per l’appunto, la possibilità per le compagnie di emettere voucher in luogo dei rimborsi, mentre per le agenzie sono in fase di attuazione alcune misure che garantirebbero una maggiore flessibilità sulle compensazioni da Bsp.

In attesa di capire cosa succederà dopo la decisione della Commissione europea, per il momento in ogni Paese la questione è stata affrontata in modo diverso. Se nel Regno Unito l’esecutivo non ha ancora preso alcun tipo di decisione in merito, in Germania nei giorni scorsi è stata scelta la soluzione voucher, con la sospensione temporanea degli obblighi di rimborso dei voli cancellati a causa della pandemia.

Diverso il caso delle Francia, che al momento ha deciso di sospendere l’obbligo del rimborso solo per i pacchetti di viaggio, e non per i voli “secchi” (decisione subito accolta dal Gruppo Air France-Klm attraverso un accordo con Seto).

Ancora diverso, infine, quello che succede al di là dell’Atlantico dove il Departement of Transport (Dot) ha espressamente “ordinato” ai vettori Usa, e a quelli che operano nel Paese, di procedere a dei rimborsi, esattamente come avvenne dopo l’11 settembre. Una decisione che però non ha trovato d’accordo tutte le compagnie, che in molti casi hanno cercato di invogliare i viaggiatori a scegliere la strada dei voucher con proposte particolarmente vantaggiose. Come Delta Air Lines, che ha esteso la validità dei voucher fino a maggio 2022.

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Giorgio Maggi
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