Vietnam tra storia, grattacieli e un piatto di spaghetti Obama

11 luglio 12:55 2018 Stampa questo articolo

Se il Vietnam fosse noto ai viaggiatori quanto i Blockbuster nei quali è citato, avrebbe risolto il problema del welfare. Indubbio che il Paese evochi ancora le tragiche immagini della fuga americana da Saigon – era il 30 aprile 1975 – ma la realtà di oggi non potrebbe essere più distante da quegli sbiaditi fotogrammi. «La guerra – ci dicono – non la dimentichiamo. Ma appartiene al passato, guardiamo avanti». Quello che attende i viaggiatori è l’immersione in una realtà vibrante e contrapposta, tra corsi d’acqua e giungle silenziosi e frastornanti metropoli senza sonno.

E da qui partiamo. La capitale Hanoi, sul delta del Fiume Rosso, è un sito di potere antichissimo e da sempre conteso. Il nome attuale è stato imposto nella prima metà del XIX secolo dall’imperatore Minh Mang, della dinastia Nguyên. Cuore dell’Indocina francese dal 1902, occupata dai giapponesi nel 1940, ripresa dai transalpini nel 1946, dal 1954 al 1976 è stata capitale della Repubblica democratica popolare del Vietnam. Oggi, fulcro istituzionale, amministrativo e culturale del Paese riunificato, è in equilibrio tra passato e futuro, con quartieri ultramoderni che lambiscono i vicoli della città vecchia.

Fianco a fianco convivono negozietti tradizionali e centri commerciali con i brand del lusso europeo, la pagoda buddhista a un pilastro Chùa Một Cột e il mausoleo del padre della patria Ho Chi Minh, le cui luci purpuree si stagliano nella notte sulla grande piazza con i suoi 80 beneauguranti rettangoli di prato all’inglese.

Orgoglio del passato di combattente, la cittadella imperiale Thang Long ha rappresentato il cuore politico del Paese per oltre 13 secoli. Oggi monumento nazionale, apre le porte ai visitatori sugli antichi giardini e uffici del quartier generale di Võ Nguyên Giáp e dello stato maggiore dell’esercito popolare del Vietnam del Nord.

All’interno, tra stretti corridoi e scale ripide, si accede al bunker utilizzato in guerra – Hanoi fu obiettivo dei B52, che scaricarono sull’area 15mila tonnellate di bombe – con gli arredi, le radio, i telefoni, le carte geografiche originali. Numerosi anche i reperti imperiali, rinvenuti durante gli scavi. Da vedere: il tempio della letteratura Van Mieu Quoc Tu Giam, la prima università del Vietnam datata 1070, al tempo della dinastia Ly, la pagoda Tran Quoc, eretta nel 541 e considerata la più antica, la Maison Centrale, carcere francese per gli oppositori al dominio coloniale, la strada del treno, che sfreccia a pochi centimetri dalle case, e il museo etnografico, casa delle 54 diverse etnie che costituiscono l’ossatura del Paese, dove in un parco sono state ricostruite ambientazioni tradizionali per preservare il patrimonio socioculturale.

Thanh Nien Street è considerata la strada più bella mentre il Hoàn Kiếm, il lago della spada restituita, in centro, con la Tháp Rùa, la torre della tartaruga, il tempio Ngoc Son e il frequentatissimo ponte rosso, merita una passeggiata sotto gli alberi. Il momento di relax rappresenterà una delle migliori occasioni per apprezzare la quotidianità dei vietnamiti, qui intenti a fare tai chi, esercizi di fitness e jogging.

La buona forma fisica è uno dei pilastri dell’impronta moderna, sostenuta dal vanto di una cucina leggera e bilanciata, moderata nella carne e ricca di pesce, riso e verdure. Non a caso lo chef Anthony Bourdain, grande appassionato di streetfood, invitò il presidente Obama a mangiare Bun Cha, piatto tipico a base di spaghetti di riso, maiale saltato e nouc mam (salsa di pesce) in un noodle shop a gestione familiare di Hanoi (Huong Lien Restaurant, 24 Le Van Huu, Phan Chu Trinh, Hai Ba Trung).Che da allora ribattezzò il piatto “Combo Obama” conservando sotto plexiglass, a fianco del Buddha, sgabellini, piatti, ciotola e bacchette dell’illustre ospite.

Due ore di volo con Vietnam Airlines e da Hanoi si arriva alla storica Saigon, l’attuale Ho Chi Minh City, megalopoli da 12 milioni di abitanti. È un po’ come andare da Milano a Napoli. Qui i ritmi sono ancora più caotici, la vita frenetica, le notti senza soluzione di continuità con il giorno successivo. Sublimazione di eredità coloniali e grattacieli – il Bitexco Financial Tower su tutti – le strade brulicano h24 di un esercito di scooter carichi all’inverosimile. In sella si sta, in particolare le donne, coperti dalla testa ai piedi per evitare che la pelle si abbronzi e con mascherina antismog.

Percorrere i vicoli odorosi di cibo cotto al momento e i viali modernissimi è un’altalena di sensazioni fuse l’una nell’altra. Dal Central Post Office, con gli antichi orologi e i soffitti a vetrata e realizzata con materiali importati dalla Francia, alla cattedrale di Notre Dame dai sentori parigini si passa al Bảo Tàng Chứng Tích Chiến Tranh, il War Remnants Museum, con la sua esposizione di aerei da guerra statunitensi e un’immensa raccolta fotografica per non dimenticare gli orrori. Merita una visita silenziosa, per calarsi attraverso testimonianze in bianco e nero e lettura di documenti, nella memoria e farne tesoro.

Il Reunification Palace, che fu sede del governo del Sud, con l’immenso parco, è oggi museo e sede congressuale. Saloni di ricevimento e bunker convivono nella struttura di cemento e vetro dai molti richiami al feng shui. Profumo, fiori e bigliettini votivi, invece, al Thien Hau Temple, dalle grandi spirali di incenso che accompagnano le preghiere dei fedeli (oltre l’80% della popolazione è buddhista).

Il Cho Lon Market coperto e il dedalo di viuzze del Ben Thanh Market meritano una visita anche se non si desidera fare shopping. Tra frutti, carne, decine di varietà di riso, mille spezie e cibo di strada, le bancarelle offrono uno spaccato interessante sulle tradizioni locali. Degna conclusione di una giornata a Ho Chi Minh City può essere una cena-crociera sul Saigon River, nel corso della quale è possibile ammirare lo skyline notturno coloratissimo che strizza l’occhio, naturalmente in scala più ridotta, a Hong Kong.

Caro Diario all’orientale
Lo scooter è il più popolare mezzo di locomozione; in base al locale codice stradale, è possibile utilizzarlo anche in quattro, due adulti e due bambini (ciascuna famiglia può avere al massimo due figli), o tre adulti. Per bypassare il traffico congestionato, percorrere i vicoli del centro storico scoprendo il lato più autentico della città o godersi la notte in cerca del miglior street food, niente di meglio di un Vespa Tour con driver one-to-one e italianissimi scooter vintage. Il servizio comprende pick up in hotel, guida che parla inglese, locali trendy o luoghi sconosciuti ai turisti per gustare specialità della cucina locale.

Buddha e roll a colpi di pagaia
Da Hanoi le destinazioni di interesse naturalistico sono molte, ma una pagaiata sulle placide acque di Ninh Bình è un must. Qui, e nella più famosa baia di Ha Long, è stato girato Kong: Skull Island. In un’ora e mezza di autostrada si arriva al sito Patrimonio Unesco, dove, utilizzando imbarcazioni tipiche a fondo piatto, è possibile visitare minuscoli templi buddhisti disseminati come perle nel fitto labirinto di giungla, grotte e canali abbracciato da verdissime, impenetrabili colline. Se non fosse per i giubbotti arancioni di sicurezza da indossare, le istantanee del luogo sarebbero senza tempo, ma anche così si apprezza il silenzio dello scivolare lento delle barche sull’acqua.

Da Ho Chi Minh City, invece, tappa sul delta del Mekong. Un fitto sistema di traghetti fluviali collega My Tho con isolette grandi e piccole, alcune disabitate, altre ricche di attrazioni turistiche e ristoranti, frequentate anche dai vietnamiti. Squisiti i roll fatti al momento con il pesce “orecchio di elefante”, tipico di queste acque dense.

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Paola Dragotto
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