Veratour riparte dall’Italia: «Ma con regole chiare»

Veratour riparte dall’Italia: «Ma con regole chiare»
13 Maggio 12:00 2020 Stampa questo articolo

Semplice e pragmatico, anche ottimista. Massimo Broccoli, direttore commerciale di Veratour, sfida le incognite e, nonostante l’attuale clima d’incertezza provocato dall’emergenza coronavirus, fa il punto della situazione, analizzando – per quanto possibile – il futuro prossimo dell’operatore guidato dalla famiglia Pompili. L’imperativo? «Ripartire». La condizione? «Che sia in un contesto chiaro e regolamentato». Un elogio? «Alla maturità delle agenzie di viaggi».

Torniamo indietro. Come sono stati gli ultimi mesi di Veratour?
«Complicati, ci è piovuta addosso una situazione a cui non eravamo preparati. Ci siamo subito attivati per rispondere alle esigenze che sopraggiungevano, con il nostro lavoro che in una prima fase consisteva nel gestire le partenze. Poi c’è stata la fase dei rimborsi e dei voucher. Quest’ultimi sono stati un ausilio importante, che ha evitato un ulteriore e devastante impatto sulla liquidità delle agenzie, con cui abbiamo svolto un lavoro a quattro mani, e secondo il mio parere ottimo almeno per il 90%. In parallelo abbiamo attivato lo smart working e tutelato l’azienda. I dipendenti sono stati la priorità».

Avete optato per l’estensione della durata dei voucher?
«Sì, abbiamo seguito le regole Astoi. Inizialmente avevano una validità di 12 mesi, poi li abbiamo estesi fino a 18 mesi. Inoltre, in caso di ripartenza, da giugno in avanti abbiamo dato un altro assist alle adv: abbiamo ridotto l’acconto su ogni pratica al 10%».

E per l’estate, si riparte?
«Stiamo ipotizzando, con molta cautela, di riaprire almeno in Italia, dove abbiamo sette villaggi di cui due di proprietà. Se devo immaginare una prima data utile la vedo tra fine giugno e inizio luglio. Manca una cosa fondamentale però: le indicazioni su come operare, che si tratti di un albergo, di un mezzo di trasporto o anche dell’allestimento spiagge».

Quale tipo di prodotto state ipotizzando?
«Un prodotto che possa essere coerente con le restrizioni attuali, a partire dal distanziamento. Molto probabilmente nei villaggi non ci sarà il buffet ma i pranzi saranno serviti. Diverso, inoltre, sarà l’approccio dell’animazione, compresa quella dei bambini».

Si aspettano solo le regole del gioco, insomma…
«Sì, ci sono ancora tante tematiche aperte. Tra le più importanti quella relativa ai trasporti: gli aerei voleranno? Come potranno farlo, e a che costi? Da queste domande dipendono anche destinazioni come la Sicilia. Un’altra considerazione da fare, ad esempio, riguarda il fatto se sia sostenibile un’apertura parziale rispetto alle proprie capacità, soprattutto per le aziende di piccole dimensioni. E ancora, la responsabilità. Noi, oggi, se qualcuno dovesse ammalarsi in un nostro villaggio siamo responsabili penalmente. È davvero un contesto difficile, e risolvere queste incognite è imprescindibile».

Intanto, però, sembrerebbe che destinazioni come l’Egitto siano pronte ad accogliere i turisti…
«Ad oggi non abbiamo domanda sull’Egitto, e realisticamente parlando mi aspetto anche una sostanziale resistenza, nonostante lì non ci siano stati molti casi di coronavirus. Su tutto, conta questo: dovrà esserci libera circolazione. E attualmente non c’è. Così come bisognerà capire quanta gente vincerà la paura nel breve termine».

Nel frattempo le agenzie scalpitano. Torneranno grandi protagoniste?
«Ci sarà un ritorno al dialogo e gli agenti offriranno fiducia e garanzia. Lo scenario che hanno davanti è potenzialmente molto interessante, e potrebbero avere un vantaggio. Devo dire, però, che negli ultimi tre anni il loro percorso è stato molto buono, e già dal dopo crisi del 2009 si erano rinnovati, adottando con efficacia il valore dell’online. La loro professionalità è migliorata anche grazie ai network, e in questo momento credo che abbiano una gran voglia di questa nuova sfida. Di fronte avranno un cliente più esigente e informato. Dovranno essere pronte».

I clienti, appunto. Ma questa voglia di tornare a viaggiare c’è davvero?
«Sì, la voglia di andare in vacanza non è di certo sparita. Magari in una prima fase non tutti potranno permettersi di viaggiare e bisognerà rivolgersi a una clientela più benestante, che poi è in realtà il nostro target, ma sicuramente il turismo tornerà presto a essere protagonista nella vita delle persone. Non abbattiamoci. I cambiamenti ci saranno, sono inevitabili, ma dobbiamo affrontarli. Questo farà di noi anche un settore più solido, positivo e dal futuro migliore».

Stabilite date e modalità, Veratour passerà al piano d’attacco. Cosa state impostando?
«La comunicazione partirà soltanto dopo aver ricevuto le linee guida per ripartire, perché le agenzie devono avere in mano il prodotto da vendere. Oggi non possiamo dare nessun messaggio certo, e non trovo giusto comunicare un qualcosa che, allo stato attuale, non c’è. Appena avremo chiarezza daremo il via al piano di rilancio che stiamo programmando e ci metteremo a supporto delle adv, con le quali andremo a sviluppare anche le qualità dell’online, sempre più importanti».

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Giulia Di Camillo
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