Vent’anni dall’11/9, lo choc del travel e il peggio che doveva ancora venire

by Andrea Lovelock | 10 Settembre 2021 14:51

Il momento in cui il trasporto aereo nel mondo cambiò la sua storia ha un’ora precisa: le 8.46 dell’11 settembre 2001. In una mattinata di sole sui cieli di New York un Boeing 767 dell’American Airlines si infilò come una lama in un panetto di burro nella facciata della Torre Nord delle Twin Towers e pochi minuti dopo, 16 per l’esattezza, un’altra lama – il Boeing 767 di United Airlines fece altrettanto sulla Torre Sud. Da lì a poco la chiusura dei cieli statunitensi e il caos nei voli.

Le ore, i giorni e gli anni successivi fanno parte della storia recente del mondo. Per l’aviazione commerciale, nulla fu più come prima e infatti dalle porte blindate su tutte le cabine di pilotaggio a bordo degli aerei ai body scanner negli aeroporti, la sicurezza aerea divenne il primo pensiero in assoluto per case costruttrici (Boeing e Airbus in testa), compagnie aeree, società aeroportuali e ovviamente per tutte le autorità preposte alla movimentazione nei cieli.

Quell’11 settembre, nei ricordi di manager di vettori e tour operator, segnò un obbligato cambio di passo con l’imperativo di ripristinare il prima possibile tra i passeggeri e i turisti un clima di serenità. Nei tanti ricordi di chi il 12 settembre tornò a lavorare, il minimo comune denominatore fu infatti quello di ricostruire una fiducia nel mezzo di trasporto più comodo ed efficiente dei tempi moderni e, al tempo stesso, riattivare la voglia di viaggiare per fronteggiare crolli della domanda aerea che toccarono il -45% (secondo l’Annual Report di Iata). Pacchetti turistici per Usa e Caraibi praticamente azzerati per diversi mesi e, più in generale, una forte diffidenza per i viaggi all’estero.

Non fu facile e per la maggior parte degli operatori gli anni più duri furono proprio il 2002 e 2003, con un forte calo nel traffico aereo internazionale soprattutto nel segmento leisure. Il ritorno a un’accettabile normalità si ebbe soltanto nel 2004, con la raccolta di buoni risultati commerciali per le offerte di viaggi long haul.

«Ancora oggi stiamo vivendo con le  conseguenze operative e logistiche del post 11 settembre, compreso un sistema di sicurezza e di intelligence ora molto esteso – ha ricordato il direttore di Iata Willie Walsh – Eppure, per quanto violento sia stato lo choc economico di 20 anni fa, è solo una goccia nel mare rispetto alle conseguenze della pandemia che stiamo vivendo oggi».

Conti alla mano, l’attacco alle Torri Gemelle e gli altri attentati terroristici di quel fatidico 11 settembre procurarono al trasporto aereo mondiale un calo di entrate per passeggero-km del -3% rispetto al Duemila. Per avere un’idea delle proporzioni imposte dalla pandemia, il crollo di entrate sempre per pax-km tra il 2019 e il 2020 è stato del -66%.

Eppure, nella memoria collettiva, l’11 settembre rimane una data-spartiacque che sconquassò anche, inevitabilmente, il comparto del turismo. Nel mondo dei viaggi nulla fu più come prima: dallo choc per i voli che almeno fino al 2004 segnò le scelte di milioni di turisti ai rigidi e lunghi controlli in aeroporto.

L’intera industria aerea impiegò almeno tre anni per adattare tutta la sua filiera alle esigenze di total security che la comunità internazionale cominciò giustamente a pretendere per tornare a viaggiare con serenità. Ma, come lo stesso dg di Iata ha evidenziato in una lunga nota nei giorni scorsi, «la lezione dell’11 settembre consentì all’aviazione commerciale di compiere un balzo in avanti nella sicurezza e nella tecnologia applicata per minimizzare i disagi legati ai doverosi controlli in aeroporto e a bordo degli aerei».

Purtroppo, 20 anni dopo l’attacco terroristico nel cuore degli States, il trasporto aereo mondiale e di conseguenza il turismo si trovano a fronteggiare una crisi spaventosa.

Walsh annota nella sua riflessione che «il traffico internazionale rimane a un quarto dei livelli pre crisi» e per lui una delle lezioni dell’11 settembre per la sicurezza del trasporto aereo «è andare oltre il modello universale che regola il controllo dei passeggeri. Abbiamo anche appreso che l’efficienza può essere migliorata creando fiducia con gruppi di passeggeri identificati e applicando misure di sicurezza basate sui bassi rischi presentati dalla maggior parte dei viaggiatori».

Oggi, come vent’anni fa, l’imperativo per compagnie aeree e operatori turistici è lo stesso che si impose nel post 11 settembre: ripristinare la fiducia e stimolare la voglia di viaggiare.

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