Vendita Alitalia, l’incognita dei tempi

Vendita Alitalia, l’incognita dei tempi
05 Novembre 13:07 2018 Stampa questo articolo

Non finisce mai il conto alla rovescia per il salvataggio di Alitalia. Se risale ormai a quasi una settimana fa l’arrivo sul tavolo dei tre commissari delle offerte vincolanti di Ferrovie dello Stato e easyJet, oltre che della manifestazione di interesse di Delta, ad oggi l’incognita maggiore sul futuro della compagnia riguarda i tempi in cui l’intera operazione potrà dirsi conclusa.

Secondo quanto riportato nei giorni scorsi da Il Sole 24 Ore, a Stefano Paleari, Enrico Laghi e Luigi Gubitosi sarebbero stati concessi dieci giorni in più di tempo per valutare le proposte in campo, scaduti i quali la loro relazione arriverà al ministero dei Trasporti. Dopodiché saranno concessi altri cinque giorni per valutare il tutto attraverso l’apposito pool di esperti, e un passo in avanti dovrebbe essere compiuto.

PIÙ TEMPO PER RESTITUIRE IL PRESTITO PONTE. Il problema però, è che si avvicina a grandi passi anche un’altra scadenza, quella del 15 dicembre, giorno in cui la compagnia è chiamata a restituire il prestito ponte da 900 milioni (a cui se ne aggiungono altri 100 di interessi) ottenuto lo scorso anno dal governo Gentiloni. Prestito su cui Bruxelles continua a vigilare pronta a dichiararlo un vero e proprio aiuto di Stato, e quindi illegittimo.

«Da qui a dicembre credo che possa cambiare abbastanza poco, quindi penso di sì», ha detto settimana scorsa il sottosegretario allo Sviluppo economico, il leghista Dario Galli, a chi gli chiedeva se si andrà verso una proroga. E sul fronte del futuro industriale vero e proprio, secondo il sottosegretario, «l’unico futuro possibile è una partnership con un grande vettore di trasporto aereo che valorizzi le leve competitive, quello che è rimasto il valore del marchio».

Insomma, data ormai quasi per certa la proroga del prestito ponte, l’altro grande problema riguarda modi e tempi in cui si concretizzerà l’unica offerta in campo per davvero, quella di Fs, a cui dovrebbe affiancarsi il famoso partner industriale straniero. Per questo motivo, come si è sussurrato da più parti negli ultimi giorni, lo stesso amministratore delegato del gruppo ferroviario, Gianfranco Battisti, sarebbe più che propenso a chiedere (almeno) altri tre mesi di tempo per valutare il dossier Alitalia.

A quel punto, si suppone, prenderebbero forma anche i dettagli del possibile ingresso di altre società pubbliche nel capitale della newco – per il momento, da Eni a Leonardo, passando per Poste Italiane, Eni e Cassa Depositi e Prestiti si sono tutti chiamati fuori in un modo o nell’altro – oltre naturalmente a quello di una compagnia internazionale.

UNA SFIDA DELTA-EASYJET? Uscita dai giochi Lufthansa, e nonostante quanto affermato la scorsa settimana dal ministro Luigi Di Maio («ci sono tante offerte in campo»), le uniche due candidate sarebbero, per motivi diversi, easyJet e Delta.

La prima è interessata solo al corto e medio raggio di Alitalia (anche grazie a un’eventuale cessione degli slot su Linate, ndr); la seconda è già alleata del vettore italiano nella joint venture transatlantica insieme ad Air France-Klm, e forse intenzionata a entrare con un piede in più nel mercato europeo attraverso l’estensione della sua strategia di acquisizioni di quote di minoranza in altri vettori in giro per il mondo (Air France, Virgin Atlantic, Aeromexico, China Eastern, Gol). L’obiettivo, come dichiarato dallo stesso management della compagnia statunitense, è continuare ad «esplorare modi per lavorare con Alitalia e mantenere la nostra partnership in futuro».

Per chiunque vorrà essere della partita, comunque, l’impegno finanziario per risollevare Alitalia dandole un futuro, dicono gli analisti, non potrà essere inferiore ai 2 miliardi di euro, prestito ponte escluso.

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Giorgio Maggi
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