Valtur, l’interesse di Patanè
per i villaggi di Sicilia e Sardegna

Valtur, l’interesse di Patanè <br>per i villaggi di Sicilia e Sardegna
26 Marzo 07:13 2018 Stampa questo articolo

Nel testa a testa per i villaggi Valtur non poteva mancare Luca Patanè, presidente del Gruppo Uvet e di Confturismo-Confcommercio. «Non nascondo un certo interesse per i villaggi di Sardegna e Sicilia. Sull’acquisizione del marchio non so, ho delle perplessità», confessa a L’Agenzia di Viaggi Magazine durante il forum di Cernobbio. Patanè ricorda, forse con qualche rimpianto, di una sua vecchia offerta per rilevare Valtur: «Un’intenzione rimasta incompiuta. Nel frattempo il marchio è passato negli anni da troppe mani, talvolta incompetenti. Non è sufficiente un fondo di investimento per far funzionare una macchina complessa come la gestione di un Gruppo turistico. Il settore ha bisogno di professionisti competenti, quelli che purtroppo sono mancati a Valtur».

Sul fronte del trasporto aereo, cosa ne pensa dell’operazione Air Italy e dell’ingresso sul mercato di Italian Airways. Come si colloca Blue Panorama in questo nuovo scenario?
«Air Italy è un progetto serio e importante, una sfida che spero abbia risvolti positivi per il mercato. Blue Panorama farà la sua parte. Di recente abbiamo introdotto nuovi collegamenti, nove destinazioni in Grecia, a Capo Verde e poi la Torino-Cagliari. Dall’aeroporto di Bologna colleghiamo cinque città cinesi e a breve annunceremo altre destinazioni, ma fino alla firma, per scaramanzia, non voglio dire nulla. Mentre dell’Italian Airways del comandante Giuseppe Gentile, che dire? Potrebbe essere una boutade».

Una parte di Fiavet vuole fondersi con Fto per realizzare una casa comune sotto il cappello di Confcommercio. Che cosa ne pensa?
«Siamo aperti a tutti e accogliamo positivamente i cambiamenti. Staremo a guardare quello che succederà, dopodiché faremo le nostre valutazioni. Per il bene dell’intero settore».

Un messaggio al governo che verrà.
«Non chiediamo sovvenzioni, ma interventi e strumenti per poter crescere, soprattutto al sud, dove serve una politica fiscale adeguata agli investimenti e la sicurezza quando vai ad aprire attività produttive in determinate regioni. E poi basta con la burocrazia, che imperversa in Italia e rende farraginosi gli investimenti da parte dei privati. Mi piacerebbe fare l’imprenditore in modo libero, nel rispetto delle regole».

Non è tutto da buttare via, però. Ad esempio il Piano strategico del turismo promosso dal ministro Franceschini.
«Il Pst è interessante, ma ci vogliono i soldi per finanziare gli interventi. Il turismo va seguito, anche economicamente, perché garantisce un ritorno certo per il futuro. Per questo serve una promozione più consistente. In campagna elettorale se ne è parlato poco, ma questo è un tema che chi governerà il Paese dovrà affrontare».

Lo scorso anno si è chiuso con 244mila occupati nel turismo. Un trend destinato a crescere?
«Certamente, l’occupazione è cresciuta negli ultimi dieci anni e continuerà a farlo. È vero che è soggetto alla stagionalità e proprio per questo bisogna allargare i periodi turistici attraverso una legacy di intenti degli operatori del settore, anche delle banche. C’è il fenomeno della migrazione della forza lavoro, ancora poco praticata in Italia, che è anche un’opportunità. Ma ci vuole la volontà di cambiare le regole con più flessibilità, anche da parte dei nostri amici sindacalisti, meno intransigenti sulle nuove modalità lavorative».

L'Autore

Silvia Pigozzo
Silvia Pigozzo

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