Valencia, l’enogastronomia è la strada per la felicità

11 Maggio 15:35 2018 Stampa questo articolo

Comer bien es el camino más corto para la felicidad. L’enogastronomia della città e della regione di Valencia è stata protagonista a Palazzo Montorio, sede della Real Academia de España a Roma, della serata organizzata dal direttore dell’ente del turismo spagnolo a Roma, Jorge Rafael Rubio Navarro.

Tra musica e racconto teatralizzato del rapporto tra la città spagnola e Roma, ricordando l’epoca della dinastia Borgia (in origine Borja proprio perché arrivati da Valencia), gli chef hanno dimostrato perché la cultura del mangiar bene della terra valenciana si rivela uno dei motivi di maggiore appeal, in particolare per il turista italiano. Dimostrando di essere l’unica, vera strada per la felicità.

«Nel 2017 siamo stati la seconda destinazione turistica al mondo dopo la Francia, con 82 milioni di persone – ha detto Rubio Navarro – L’Italia ha dato un contributo importante a questi numeri: è il nostro quarto mercato, con circa 4 milioni di turisti e c’è stato un aumento del 7% della spesa pro capite per turista».

Ventresca e varie declinazioni di tonno, gamberi, calamari, polpette di baccalà, riso al forno passejat, piselli con pesto di mare e tuorlo d’uovo, dolci di mandorle e arancio, sono stati alcuni dei piatti serviti per ricordare che a Valencia non c’è solo la paella. E soprattutto non c’è solo cibo e mare. La regione attrae visitatori attenti alla natura, alle realtà e tipicità locali, a cultura, arte e scienza, nella direzione del turismo cosmopolita.

Intanto, visti i grandi flussi turistici, da Valencia arriva la notizia che il Parlamento ha ridotto da 60 a 45 il numero di giorni in cui si può affittare un appartamento condiviso per motivi turistici; non c’è limite invece se nella stessa abitazione vivono sia il proprietario che il turista, perché in questo caso si tratta di strutture soggette alla normativa degli alloggi turistici. I provvedimenti del Parlamento valenciano mirano a contrastare il rischio overtourism, cercando di contenere il numero massimo di ingressi turistici e di alloggi totali.

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Claudia Ceci
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