Un robot alla reception: come cambia l’accoglienza in hotel

Un robot alla reception: come cambia l’accoglienza in hotel
14 marzo 14:49 2016 Stampa questo articolo

Rivoluzione dietro l’angolo nel settore alberghiero? Forse. Del resto in un mondo sempre più schiavo dell’hi-tech, l’impiego massiccio di robot, non più prototipi ma macchine ormai ben funzionanti, è solo questione di tempo. O di soldi. E in qualche caso neanche di quelli. All’Itb di Berlino è stato appena presentato Mario, il primo robot umanoide in servizio in un albergo europeo. Costo non esorbitante, 15mila euro, è alto 57 cm per 6 kg di peso, e viene impiegato all’accoglienza presso il Marriott Hotel di Ghent, città del Belgio. Dalla reception Mario aiuta lo staff durante i check in, saluta la clientela in 19 lingue diverse (qualche volta offrendo un aperitivo), e consegna le chiavi delle stanze.

Equipaggiato con due telecamere e un software di riconoscimento facciale, è in grado di riconoscere, registrare e catalogare i volti dei clienti in transito nell’hotel per ben 6 mesi. Inoltre grazie a un programma sull’infanzia può fare da baby sitter ai più piccoli, supervisionandoli mentre giocano nell’angolo kids dell’albergo. E siamo solo agli inizi: prodotto in Francia, Mario è programmato con un software della belga Qbmt al lavoro per espandere al massimo le capacità della macchina. Prossimi step utili: poter chiamare un taxi e leggere le ultime notizie nella lingua del cliente. Intanto il Marriott Hotel dove il robot è in servizio dal giugno scorso ha già testato, con successo, altri suoi talenti. La conoscenza di diverse lingue e la possibilità di venire programmato in tempi brevi si sono rivelate vincenti per gli eventi Mice in cui Mario analizza e illustra slide in powerpoint per convegni e conferenze.

Il suo aspetto poi ha subito conquistato la clientela tanto da far sviluppare al reparto marketing dell’hotel un’operazione social di successo in cui, ogni lunedì dalla pagina Facebook dell’albergo, Mario indaga sulle migliorie da apportare alla struttura, controlla la qualità delle camere e si accerta che l’area attorno all’albergo sia stata ripulita per bene dopo gli eventi all’aperto.

Resta da capire se il robot si limiterà ad aiutare il personale in carne e ossa o si stia preparando a prenderne il posto.
Emmly Boddin, a capo delle risorse umane del Ghent Marriott Hotel scongiura il pericolo: «Mario può supportare lo staff e fare molte cose ma non potrà mai dare quello spirito di calda accoglienza ai clienti che noi puntiamo a dare».

Come a dire che i robot hanno il vantaggio di essere instancabili e il difetto di non essere umani.

Mario è comunque in buona compagnia: il settore alberghiero è infatti solo l’ultimo di una serie ad aver introdotto gli umanoidi. Macchini simili sono utilizzate nel settore medico e in quello scolastico in paesi come Belgio, Svizzera, Francia e Paesi Bassi, e secondo la Commissione Europea il fenomeno è in crescita tanto che per la fine del 2020 il mercato di questi robot varrà 100 miliardi di euro.

http://www.marriott.com/hotels/travel/gnemc-ghent-marriott-hotel/

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L'Autore

Valentina Neri
Valentina Neri

Giornalista

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