Codice identificativo contro turismo sommerso e abusivismo

by Andrea Lovelock | 11 Ottobre 2019 9:50

Per il turismo organizzato, dagli albergatori alle agenzie di viaggi, la strada maestra per contenere e magari un domani marginalizzare i fenomeni strettamente connessi tra loro del turismo sommerso e dell’abusivismo, ha una doppia parola magica: codice identificativo. Lo hanno evocato a più voci in un convegno promosso da Fiavet Emilia Romagna, alcuni rappresentanti di Federalberghi, Confcommercio Turismo, insieme a personaggi della pubblica amministrazione, moderati da Massimo Caravita, presidente dell’associazione regionale.

L’attivazione di un codice identificativo per tutte le imprese turistiche e l’obbligo di mantenere aggiornato questo parametro potrebbe permettere agli stessi turisti, di orientarsi meglio nella scelta dei fornitori di servizi legati al viaggio e alla vacanza, facendo emergere in buona parte quel turismo sommerso che in Italia ha assunto dimensioni gigantesche, come ha evidenziato Alberto Corti, responsabile del settore turismo per Confcommercio: «Se il turismo ufficiale, come valore economico, sfiora i 45 miliardi di euro e quello sommerso – secondo i dati stimati dagli stessi ferenti istituzionali – arriverebbe a toccare i 40 miliardi di euro, significa che la sua emersione consentirebbe un recupero fiscale dai grandi numeri e un ritorno alle regole uguali per tutti, che invochiamo da anni».

E quello che durante il convegno è stato definito l’ultimo miglio sarebbe l’incrocio dei dati che appaiono sulle piattaforme online in merito a servizi e prodotti turistici con i codici identificativi proposti su base nazionale, per combattere seriamente l’abusivismo e far emergere quel turismo sommerso che non giova certo alla qualità del nostro incoming, ma lo inquina danneggiando sempre e solo quelle imprese che rispettano le regole e sono sottoposte a un pressing fiscale asfissiante.

Non a caso, proprio alla fiera di Rimini, l’assessore al Turismo della Regione Emilia Romagna, Andrea Corsini, ha annunciato di aver ripristinato il Fondo Agenzie Sicure, di recepire a breve sul territorio regionale la direttiva pacchetti Ue e di aver predisposto un bando he prevede contributi alle agenzie di viaggi emiliano-romagnole che avvieranno piani di ristrutturazioni e digitalizzazioni.

A conti fatti, l’intero comparto sembra alla ricerca di un parametro univoco, una misurazione omogenea  per determinare quando si svolge un’attività d’impresa: solitamente è proprio l’utilizzo di un nome commerciale a far scattare questi meccanismi e nella ricettività sommersa ci sono tanti esempi di appartamenti privati che utilizzano nomi commerciali accattivanti. A questo punto ci vuole una volontà politica a riportare ordine e trasparenza nell’intera filiera.

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