Tokyo, viaggio nella città dei cyborg

Tokyo, viaggio nella città dei cyborg
25 gennaio 13:35 2018 Stampa questo articolo

A Tokyo si riesce ad avere un assaggio dell’identità robotica e cibernetica della metropoli anche da turisti, grazie a una serie di luoghi da non mancare per tutti gli appassionati di tecnologia. Al Miraikan, il Museo Nazionale delle Scienze Emergenti di Odaiba, è possibile ammirare Asimo, robot androide sviluppato da Honda e presentato per la prima volta nel 2000. Il suo nome è un acronimo che sta per Advanced Step in Innovative Mobility, ed è il culmine di una serie di cyborg la cui sperimentazione era iniziata già negli anni ‘80. Asimo si esibisce anche un paio di volte al giorno sul palco dell’Honda Welcome Plaza Aoyama, l’accogliente showroom di Honda nel cuore della città, nel quartiere di Aoyama.

Anche la compagnia di telecomunicazioni Softbank ha sviluppato un androide, chiamato Pepper, venduto ai privati ma anche impiegato in oltre 2mila aziende che è rapidamente diventato il service robot più diffuso al mondo. Si muove autonomamente grazie a sensori e interagisce con il pubblico grazie allo schermo touch posto sul suo petto. È in grado di essere programmato per comunicare interattivamente e svolgere semplici lavori, come l’assistenza al cliente, anche in più lingue. A Tokyo è in servizio in numerose strutture della città, sia permanentemente sia temporaneamente: centri commerciali, banche, ma anche nella ristorazione. Pepper è arrivato anche in Italia, dove lavora come receptionist in un hotel sul Lago di Garda.

Tornando al Giappone, per chi volesse provare a regalare un robot vale la pena curiosare nel quartiere più futuristico, e dedito alle stramberie tecnologiche della città, l’Electric Town di Akihabara dove molte attività si occupano di vendere piccoli cyborg di vario genere e organizzare attività correlate e interattive, come workshop per costruirli. Tra questi segnaliamo Vstone Robot Centere il suo dirimpettaio Tsukumo Robot Kingdom.

Per il movimento culturale degli artigiani digitali, o “maker”, consigliamo nel quartiere di Shibuya il FabCafe Tokyo: un particolare café che offre normale servizio di bar e caffetteria e, in parallelo, organizza innumerevoli attività di formazioni e di aggregazione, come workshop per l’uso dei sistemi laser (anche per scrivere sugli alimenti) o le stampanti 3D. Le attività si rivolgono sia ai principianti, che sorseggiando un caffè possono personalizzare la custodia dello smartphone, un portachiavi e perfino dei dolcetti come i macaron, sia agli esperti che sanno già quale macchinario prenotare tra il laser cutter, il laser cutter alimentare, la Uv printer, e lo scanner 3D.

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Valentina Neri
Valentina Neri

Giornalista

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