Da Tik Tok alle Stories: l’evoluzione dei social

08 aprile 07:00 2019 Stampa questo articolo

C’è una macchina che corre, e tutto fa tranne che frenare. È quella dei social media, quindi di Instagram, oggi re indiscusso con oltre 1 miliardo di profili attivi su base mensile a discapito di Facebook, con Twitter che invece resta sostanzialmente negli standard e conserva il suo appeal; o anche di Tik Tok, applicazione cinese che in tempi rapidissimi ha conquistato le attenzioni della Generazione Z e conta circa 800 milioni di utenti registrati, di cui due si trovano in Italia.

Uno degli ultimi colpi di mercato arriva proprio da Instagram. Si chiama Checkout, tool con cui Mark Zuckerberg – il social è di proprietà di Facebook dal 2012 – intende sfidare i big dell’ecommerce e si presenta come ulteriore tassello da inserire nelle pianificazioni di marketing delle aziende, con l’intento di aumentare il Roi, ovvero il ritorno sugli investimenti. Questo nuovo strumento, che permette di fare acquisti direttamente sulla piattaforma senza dover passare per altri siti web (transazione compresa), è ora in fase di test negli Stati Uniti e non è altro che un’evoluzione del servizio Shopping, disponibile in Italia, e che già consente alle aziende – anche quelle del travel – di mostrare i propri prodotti e trasferire l’utente dal post pubblicato fino al sito di ecommerce.

In attesa che Checkout si espanda a livello globale, negli Usa si è partiti con oltre 20 brand contrattualizzati di cui alcuni anche italiani, vedi Prada. Parallelamente, Instagram starebbe valutando la monetizzazione della IgTv attraverso l’aggiunta di advertising: anche qui, l’obiettivo è quello di creare nuove opportunità di guadagno.

Ma la vera svolta di Instagram sono state le storie (500 milioni di account le usano ogni giorno e 1/3 delle più visualizzate sono sponsorizzate), in qualche modo “scippate” a Snapchat, con quest’ultimo che secondo indiscrezioni sarebbe in procinto di lanciare una nuova piattaforma di gioco, puntando di conseguenza sul gaming.

Il successo di Tik Tok, nata dalla fusione, nell’agosto scorso, tra Musical.ly e Bytedance, ricalca un po’ le Ig Stories e si basa proprio su microfilmati di massimo 15 secondi a cui si possono aggiungere adesivi, filtri ed effetti, dove i protagonisti sono tutti della nuova generazione: circa il 40% degli utenti ha tra 16 e 24 anni, mentre nel restante 60% ci sono i giovanissimi, ovvero ragazzini di 14 anni e, spesso, anche meno (nonostante il limite minimo di età per l’iscrizione sia quello di 13 anni).

Un business, quello dell’app cinese, fatto di riprese (spesso relative a viaggi) ma soprattutto esibizioni, che vanno dalla cucina allo sport, passando per la musica, il ballo e la moda. Il gioco è semplice, basta riprendersi con la fotocamera del proprio smartphone – da soli o in gruppo – e mostrarsi agli altri mentre si canta in playback oppure si balla al ritmo della canzone del momento o si mostrano trucchi di magia.

Insomma, Tik Tok vede nella competizione (non sempre sana) il suo perché. Chiede agli iscritti di mostrare le proprie abilità, di sfidarsi con i propri coetanei e nella maggior parte dei casi spinge verso l’esigenza – forse prematura – di arrivare al successo, magari facendo ogni giorno la conta dei propri follower: al giorno d’oggi sono quelli che per gli adolescenti molto spesso fanno la differenza.

Che sia giusto o sbagliato, questo social parla un linguaggio moderno, con i giovani che rispondono presente e mostrano una gran voglia di creare e soprattutto di confrontarsi con gli altri: un altro esempio? C’è chi si riprende mentre mangia una fetta di anguria nel minor tempo possibile, e usa #challenge (uno dei tag più in voga sull’applicazione) per invitare gli altri a fare altrettanto e meglio di lui.

E a dispetto degli scettici, la piattaforma fa sapere di aver messo in piedi un sistema di controllo molto restrittivo, che cerca di intercettare ed espellere gli utenti poco attendibili o pericolosi. Tra le misure possibili, Tik Tok permette ai genitori di creare profili per i propri figli, disattivando alcune funzioni come quella relativa ai commenti, alla ricerca interna, ai download e alla messaggistica privata.

Detto ciò, mentre Instagram continua la sua corsa e altri social media potrebbero spuntare da un momento all’altro, proprio Tik Tok potrebbe diventare l’ultima frontiera del social media marketing per promuovere – a un target così preciso – destinazioni, location ed esperienze turistiche. Oltre il semplice fatto di “sfidarsi”.

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Giulia Di Camillo
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