Tassa di soggiorno, bottino da 600 milioni di euro

Tassa di soggiorno, bottino da 600 milioni di euro
03 maggio 12:03 2019 Stampa questo articolo

Un tesoretto di oltre 600 milioni di euro: è questo il gettito proveniente dalla tassa di soggiorno per il 2019 previsto da uno studio di Federalberghi, presentato in occasione della 69ª assemblea generale dell’associazione a Capri e che vede la partecipazione del ministro del Mipaaft, Gian Marco Centinaio.

Un monitoraggio molto rigoroso che certifica anche l’estesa applicazione della tassa – in vigore in ben 1.020 comuni italiani – evidentemente tutti a vocazione turistica. L’imposta di soggiorno o tassa di sbarco (che in questo caso interessa 23 comuni italiani, ndr) viene pagata dal 75% dei turisti, anche se purtroppo in molti casi dagli amministratori locali non viene interpretata come imposta di scopo, bensì come vera e propria tassa sul turismo.

La città con il maggior gettito da tassa di soggiorno – secondo le elaborazioni rese note da Federalberghi – è stata Roma, con un incasso pari a 130 milioni di euro, il 27,7% del totale. L’incasso delle prime quattro (Roma, Milano, Venezia e Firenze) è superiore a 240 milioni, oltre il 58% del totale nazionale.

Ecco la top ten del gettito dell’imposta di soggiorno:

1. Roma (130 milioni euro – 27,7%)
2. Milano (45.427.786 – 9,7%)
3. Firenze (33.140.290 – 7,0%)
4. Venezia (31.743.790 – 6,8%)
5. Rimini (7.640.908 – 1,6%)
6 Napoli (7.553.695 – 1,6%)
7. Torino (6.738.424 – 1,4%)
8. Bologna (6.046.700 – 1,3%)
9. Riccione (3.388.348 – 0,7%)
10. Verona (3.213.122 – 0,7%)

«A quasi dieci anni dalla reintroduzione del tributo – commenta il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca – dobbiamo purtroppo constatare di essere stati facili profeti. La tassa viene introdotta quasi sempre senza concertare la destinazione del gettito e senza rendere conto del suo effettivo utilizzo. Qualcuno racconta la storiella dell’imposta di scopo, destinata a finanziare azioni in favore del turismo. In realtà è una tassa sul turismo, il cui unico fine sembra essere quello di tappare i buchi dei bilanci comunali. Negli ultimi tempi il quadro si è aggravato per effetto di un apparato sanzionatorio paradossale, che noi chiediamo di modificare, che tratta allo stesso modo chi si appropria indebitamente delle risorse e chi sbaglia i conti per pochi euro. Chi paga con qualche giorno di ritardo e chi non ha mai versato quanto riscosso».

bocca federalberghiPer il presidente della Federazione nazionale che rappresenta oltre 32mila strutture alberghiere non è poi è tollerabile il far west che si registra nel settore delle locazioni brevi. La legge ha stabilito che i portali devono riscuotere l’imposta di soggiorno dovuta dai turisti che prenotano e pagano attraverso le piattaforme, ma Airbnb assolve a tale obbligo solo in 18 comuni su 997. «Per di più, queste amministrazioni, allettate dalla prospettiva di nuovi introiti, si sono rese disponibili a sottoscrivere un accordo capestro, accettando un sistema di rendicontazione sostanzialmente forfettario, che non consente un controllo analitico e induce a domandarsi se non si configurino gli estremi di un danno erariale», sostiene Bocca.

Nel dettaglio, i 1.020 comuni che la applicano costituiscono “appena” il 13% dei 7.915 municipi italiani, ma ospitano il 75% dei pernottamenti registrati ogni anno in Italia. Di questi comuni, il 26% è dislocato nel Nord Ovest, il 41,2% nel Nord Est, il 15,5% nel Centro e il 17,3% nel Mezzogiorno.

Il 31,6% dei comuni che applicano l’imposta di soggiorno (315 su 997) sono montani. Seguono le località marine, con il 19,7% (196), quelle collinari con il 16,1% (161). Le città d’arte sono solo 104, ma comprendono le cosiddette capitali del turismo italiano, che muovono grandi numeri. Le destinazioni lacuali sono 96 e quelle termali 40. Nel 2017 (ultimo anno per il quale sono disponibili i dati ufficiali), i comuni italiani hanno incassato circa 470 milioni di euro a titolo di imposta di soggiorno e imposta di sbarco. Il dato è in progressivo aumento: il gettito nazionale accertato era di circa 162 milioni di euro nel 2012 e 403 milioni nel 2015.

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Andrea Lovelock
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