Tariffe in rialzo e fatturati in picchiata: la crisi del turismo in Sardegna

28 Luglio 11:30 2020 Stampa questo articolo

Due dati a dir poco preoccupanti per il turismo in Sardegna. Secondo un Report di Cna, in giugno l’isola ha registrato una perdita di fatturato del -95% e a luglio – nonostante qualche segnale di ripresa del turismo nazionale – la perdita di fatturato sarà del -55%. A questo si aggiungono i rincari delle tariffe per i transfer aerei e marittimi che stanno scoraggiando molti viaggiatori italiani, già alle prese con un budget ridotto a causa della crisi dovuta alla pandemia da coronavirus.

In base ai calcoli degli analisti del Cna il costo medio di un viaggio a/r per una famiglia di 4 persone è lievitato di almeno 100 euro, passando da 835 a 930 euro e a rendere critica la situazione incoming si deve aggiungere la forte riduzione, quasi del 50%, delle combinazioni aeree per raggiungere l’isola molto più penalizzata rispetto ai competitor delle isole iberiche e quelle greche.

D’altra parte la stessa Iata per il periodo estivo prevede un calo dell’offerta aerea mondiale del 47% che penalizzerà soprattutto le destinazioni estive solitamente servite da voli speciali, charter e collegamenti stagionali.

A riprova di un trend negativo che non accenna a fermarsi, ci sono i dati sui transiti nazionali negli aeroporti sardi tra gennaio e maggio, calati rispetto allo scorso anno del 63%. Per il presidente della Cna-Sardegna, Pierpaolo Piras, «questa è la più grave crisi del turismo sardo degli ultimi 15 anni, paragonabile al post 11 settembre 2001». Gli operatori locali e Federalberghi confidano in un seppur contenuto recupero in agosto, ma sarà certamente insufficiente a compensare le perdite del primo bimestre estivo.

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