Tamponi e quarantena per “salvare” i viaggi in Europa

Tamponi e quarantena per “salvare” i viaggi in Europa
07 Settembre 15:04 2020 Stampa questo articolo

No a un nuovo lockdown in tutta Europa con chiusura delle frontiere, ma condivisione di regole rigide e corretti comportamenti dei viaggiatori europei. È l’orientamento dettato dalla presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, nelle sue ultime dichiarazioni in tema di emergenza Covid-19.

Si tratta di raccomandazioni mirate a evitare che il Vecchio Continente cada di nuovo nel dramma dell’isolamento totale avvenuto subito dopo lo scoppio della pandemia nel febbraio scorso.

Von der Leyen ha sottolineato che si deve evitare la chiusura delle frontiere europee nel caso di una seconda e brusca ondata di Covid-19, aggiungendo che «la libertà di viaggiare in Europa è uno dei maggiori benefici dell’Unione ma servono chiarezza e prevedibilità delle misure a beneficio dei cittadini».

In caso di aumento delle infezioni in alcune aree d’Europa, la soluzione più adeguata, secondo la presidente, sarebbe quella di «applicare misure come tamponi o quarantene obbligatorie per gli spostamenti all’interno di Schengen piuttosto che tornare a barricare i confini come è già successo non molto tempo fa. Durante il mese di luglio, infatti, la Commissione aveva raccomandato ai diversi governi di attrezzarsi per evitare nuovi lockdown generalizzati. Lo scopo, quindi, era quello di intervenire rapidamente su aree circoscritte al fine di salvare la libera circolazione per tutti gli abitanti d’Europa».

Da qui la sollecitazione ai Paesi-membri di coordinarsi per individuare criteri e soglie comuni nel decidere se e quali restrizioni ai viaggi introdurre. «Limitazioni – ha spiegato Von der Leyen – che non dovrebbero essere imposte se un Paese pratica almeno 250 test ogni 100mila abitanti e il livello di contagi è inferiore ai 50 per ogni 100mila abitanti durante un periodo di due settimane. E nel caso in cui questa soglia dovesse essere superata, sarebbe opportuno ricorrere a “test o quarantena”. Vale a dire che l’ingresso da un Paese a rischio dovrebbe essere concesso solo con un tampone negativo in mano o, nel caso in cui un viaggiatore non ne sia in possesso, con obbligo di quarantena per due settimane».

Inoltre, la Commissione europea propone di introdurre criteri comuni nell’identificare i colori con cui definire la mappa delle zone colpite dai contagi, a seconda del loro grado di diffusione.

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Andrea Lovelock
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