Sylt, come una star nella Capri del Nord

09 maggio 07:00 2017 Stampa questo articolo

Prima di tutto, un piccolo consiglio (ne seguiranno altri due). Se non amate il vento, Sylt è un posto da evitare. Non ci credete? Qui gli alberi, anche di alto fusto, non riescono a crescere dritti, inclinati come sono in direzione delle correnti atmosferiche che vengono dal Mare del Nord. Per i temerari, invece, l’appuntamento è a fine settembre a Westerland, dove ogni anno fa tappa la Windsurf World Cup, competizione che vede arrivare su quest’isola all’estremo confine nord della Germania più di 200mila spettatori.

Nel resto dell’anno, chi viene fin qui (siamo nell’arcipelago delle Frisone Settentrionali, al confine con la Danimarca, ci si arriva in treno+auto con Deutsche Bahn con tre ore di viaggio da Amburgo o in aereo con airberlin) lo fa per altri motivi: a cominciare dalla natura con una forza ancora primordiale, preservata dall’invasione turistica dal fatto che gran parte dell’isola è parco naturale e le autorità locali sorvegliano molto scrupolosamente – alla tedesca, per intenderci – non solo l’edilizia e l’urbanistica, ma anche il semplice taglio di siepi e arbusti.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: 40 km di sabbia bianca (ovviamente, trattandosi di Germania, non mancano gli spazi per i naturisti) punteggiate dai tipici strandkörb, le poltrone in vimini con baldacchino, rigorosamente bianche ed azzurre. E ancora, dune alte fino a 20 metri, con sentieri per le passeggiate ovunque, piste ciclabili, fari solitari e aree protette come la brughiera di Braderup, dove (davvero) è severamente vietato avventurarsi fuori dai percorsi prestabiliti. Per il resto, da quando a metà dell’800 è diventata una località di villeggiatura attirando personaggi come Thomas Mann, Brigitte Bardot e Gunter Sachs in fuga dai paparazzi, o Roman Polanski che vi ha ambientato L’uomo nell’ombra, Sylt è una meta dove il turismo di massa non ha sfondato. Merito anche dei suoi 18mila abitanti impegnati a difendere la antiche tradizioni.

La notte di Capodanno – ad esempio – bambini e adulti recitano poesie di casa in casa, mascherati. Per i primi, in dono ci sono dolci, quando non qualche spicciolo, mentre per gli altri l’alcol è la giusta ricompensa per avere affrontato le rigide temperature dell’ultima notte dell’anno.
Ma anche in periodi come questi, quando il barometro è stabile intorno a 0° gradi – a luglio e agosto di rado si superano i 17° – Sylt resta in cima ai pensieri di chi, in Germania, ama il mare. Insomma, una sorta di Hamptons teutonica, di Saint-Tropez o Capri, come amano ripetere gli abitanti (ecco il secondo consiglio: meglio non ghignare quando qualcuno ve lo dice) e come dimostra l’arrivo di star tv e facoltosi bon vivant tedeschi, inglesi, danesi che con assoluta discrezione (qui ristoranti stellati e campi da golf convivono con bistrot sulla spiaggia e street food di pesce) hanno colonizzato villaggi dai tetti in paglia come Kampen e Wenningsted. E dove – terzo consiglio – è meglio pensarci due volte prima di comprare casa. Pare, infatti, che i prezzi si aggirino intorno ai 12mila euro/mq (con punte fino a 35mila). E per questo tra i grandi marchi del lusso – da Hermès a Cartier – non ce n’è uno che non abbia aperto una boutique a Sylt.

Il caso Sansibar, lezione di marketing
Si chiama Sansibar e la sua case history dovrebbe essere studiata in qualche università (ammesso che non sia già successo). Bar e ristorante di proprietà di uno svedese, tra le dune nei pressi di Hörnum, la città più a sud di Sylt, è diventato un must in tutta la Germania. Merito di una cantina con oltre 45mila etichette, di un’atmosfera rilassata (celebri gli aperitivi al tramonto) e di una strategia di merchandising che ha fatto proseliti. Prezzi proibitivi per ogni sorta di oggetto, dai capi di abbigliamento ai gadget di ogni tipo, tutti contrassegnati da un logo che è tutto un programma: una doppia spada incrociata, alla moda dei pirati.

Scogliere artificiali contro l’erosione
Si chiama Hörnum Odde, ed è la punta meridionale di Sylt caratterizzata dalla vegetazione tipica delle dune, oggi parco naturale. Quello che preoccupa è che negli anni ‘70 l’area era grande più di un chilometro quadrato, mentre oggi è ridotta a un quinto della sua estensione. Colpa delle correnti e dell’erosione del Mare del Nord, responsabile tra l’altro del fatto che Sylt sia diventata un’isola, mentre nell’antichità faceva parte della terraferma. Adesso, per proteggere le dune, si spendono ogni anno milioni di euro per stimolare la crescita della vegetazione. Ma la soluzione di lasciare tutto alle forze della natura potrebbe subire una battuta d’arresto decidendo di costruire scogliere artificiali in calcestruzzo. Proprio come è stato fatto nel nord dell’isola.

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Giorgio Maggi
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