Stop alla parity rate, il Senato dice sì

Stop alla parity rate, il Senato dice sì
04 maggio 10:40 2017 Stampa questo articolo

Ancora un passo in avanti verso lo stop alla parity rate. Il Senato ha approvato il ddl Concorrenza che, all’articolo 61, ne sancisce l’abrogazione. “Quando la norma concluderà il proprio iter, i grandi portali di prenotazione alberghiera non potranno più impedire agli hotel di pubblicare sul proprio sito internet un prezzo più basso di quello pubblicato sui portali stessi”, si legge in una nota di Federalberghi.

“Da questa norma – prosegue il comunicato – trarranno giovamento i consumatori (che beneficeranno di prezzi migliori), le imprese (che potranno aumentare le vendite dirette) e l’Erario (recuperando imposte che oggi vengono dirottate all’estero)”.

L’associazione riporta anche i risultati di una recente indagine della Commissione europea che ha dimostrato come nei Paesi dove è stata vietata la parity rate il tasso di conversione delle online travel agency non è diminuito, a conferma del fatto che la concorrenza fa bene a tutto il mercato.

“Due anni fa – si legge ancora – grazie alla segnalazione che Federalberghi presentò all’Antitrust, si mossero i primi passi. Ma, mentre l’Italia procede al piccolo trotto, i competitor galoppano. Nel 2015, le clausole di parity erano vietate solo in Germania. Poi si sono aggiunte la Francia, l’Austria e la Turchia. Anche la Svizzera è a buon punto”.

L’augurio di Federalberghi è che la Camera provveda in tempi brevi all’approvazione definitiva della legge, ribadendo il voto favorevole espresso il 7 ottobre 2015. “Si tratta di un passaggio necessario per colmare il divario che ci separa da alcuni dei nostri principali competitor”, conclude la federazione.

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