I segreti del public speaking:
così ti conquisto la platea

I segreti del public speaking: <br>così ti conquisto la platea
24 maggio 14:08 2017 Stampa questo articolo

Chi sono i peggiori speaker? Politici di professione, avvocati e professori universitari (non gliene vogliano). E i migliori? Consulenti bravi, startupper furbi e – guarda un po’ – i simpatici per natura. Due ore che sono volate quelle con Roberto Gentile, formatore, head hunter ed esperto di travel, che nella sede romana di Albatravel ha intrattenuto una platea di manager del turismo con il suo format “La regola del 4”, seminario su come incantare il pubblico durante una presentazione. O quantomeno non deluderlo.

E quattro sono per l’appunto le regole auree del public speaking: la prima è la puntualità. Se dico venti minuti, che venti minuti siano. La seconda è il patto con la platea. Ogni premessa è promessa: rispettala. Regola numero tre, lo storytelling. Ogni presentazione deve seguire un filo, perché senza una storia non si cattura l’attenzione. Infine la competenza, immancabile. Altrimenti, come si dice a Napoli, che parlamm a fa?.

Quattro sono anche i trucchi del good speaker: interagire e cambiare ritmo; abbattere la parete tra palco e pubblico; essere il più possibile multimediale; ridere e trasmettere leggerezza. Perché anche in conferenza vale la frase di Charlie Chaplin, citata da Gentile: “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso”.

Ai suoi allievi coach Roberto ha fornito, poi, quattro idee originali: utilizzare un testimonial fuori contesto; spostare la platea da una stanza all’altra; creare un imprevisto, magari anche un black out, tanto per rompere la monotonia; utilizzare il palco per recitare. Una serie di trucchi per sconfiggere la più grande nemica: miss Noia. Che quando si materializza, magari a braccetto con mister Cattivo Gusto, giustifica il vecchio adagio per cui “in amore e nelle conferenze stampa vince chi fugge”.

Nessuno è fuggito, né ha avuto la tentazione di farlo, dal seminario di Gentile a Palazzo Brancaccio. Non c’è stato tempo né modo di annoiarsi, perché il coach nella sua lezione ci ha messo dentro tutto gli ingredienti riprodotti sulla lavagna con il pennarello blu. E quindi mimica, postura, slide accattivanti, i video del Monty (il guru e youtuber Marco Montemagno, ndr), una sveglia che tiene il tempo, la sedia porpora con tre scritte “riservato”, un vassoio di chiavette usb tra cui scegliere la migliore. Elementi multimediali per rompere gli schemi.

Ed è ritmo la parola d’ordine ripetuta anche dal Monty quando, in uno dei suoi video, invita i futuri speaker a fiorellare, ovvero a rifarsi a Fiorello. «Perché lui è il migliore», sottoscrive Gentile. Il mattatore siciliano, di fatto, condensa in sé tutte le principali doti dell’intrattenitore: la capacità di improvvisare, reagendo agli stimoli degli ospiti, la spontaneità preparata, l’arte dell’errore. Visto che – diciamolo pure – non c’è nulla di divertente in un uomo super fiducioso, e magari un tantino arrogante.

E se fiorellare è un traguardo fin troppo ambizioso, una gentilata ogni tanto – dopo due ore di lezione – non ce la toglierà nessuno.

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Roberta Rianna
Roberta Rianna

Direttore responsabile

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