Scontro Ita-sindacati: c’è l’ipotesi di un rinvio del decollo

by Andrea Lovelock | 27 Settembre 2021 11:40

Modello low cost per la newco Ita, almeno per quanto riguarda i contratti dei lavoratori. Una scelta che sta facendo infuriare i sindacati e ha fatto paventare perfino uno slittamento dell’avvio delle operazioni (previsto per il 15 ottobre).

Il dossier più scottante per la compagnia che sostituirà Alitalia, infatti, sembra essere quello del recruitment e degli stipendi per il personale di volo con tagli rispetto alle retribuzioni (rispetto ad AZ) che superano il 50% e risulterebbero anche più bassi di quelle adottate da altre compagnie low cost che dovrebbero essere il termine di paragone della newco.

Un taglio netto che ha spinto verso il fallimento le trattative tra lavoratori e azienda e ha portato alla giornata di mobilitazione e sciopero di venerdì 24 settembre[1]. Una tensione così forte che, secondo Il Corriere della Sera, starebbe portando alcuni ministeri a studiare l’ipotesi di un clamoroso rinvio del decollo di Italia Trasporto Aereo a marzo 2022.

In questo modo, non solo si cercherebbe di trovare un nuovo accordo con gli ex dipendenti di Alitalia e i loro rappresentati, ma permetterebbe persino a Ita di decollare in una stagione più propizia (orario estivo Iata) che garantisce maggiori introiti ai vettori (al contrario dell’inverno, ndr).

L’ipotesi è però definita “estrema” perché porterebbe ulteriore confusione fuori e dentro il governo Draghi: un eventuale spostamento del decollo, infatti, significherebbe un nuovo esborso economico da parte dell’esecutivo nei confronti di Alitalia in a.s. e un’ulteriore grana da affrontare on la Commissione europea.

Tornando al modello low cost il regolamento aziendale – presentato dai vertici di Ita-Italia Trasporto Aereo ai sindacati – Stallo tra Ita e sindacati: è rottura sui contratti low costprevede infatti per i comandanti una retribuzione di 6.200 euro lordi al mese, a fronte di 60 ore di volo, mentre lo stipendio precedente con Alitalia era di 12.500 euro al mese. I secondi piloti percepirebbero 3.600 euro al mese, sempre a fronte di 60 ore di volo come parametro, mentre il guadagno con Alitalia era di circa 8.000 euro al mese. E per gli assistenti di volo, lo stipendio sarebbe di circa 1.700 euro lordi, quando con Alitalia la retribuzione lorda era di 2.600 euro.

Ora i sindacati rilevano che per lo stesso ammontare di ore di volo mensili, un comandante di Air France, la compagnia portabandiera francese, guadagna 15mila euro al mese, mentre un comandate di Luthansa, compagnia tedesca, ne guadagna 13mila. Da parte sua, il Presidente di Ita ha sempre dichiarato che la newco intende presidiare il mercato con una strategia ben diversa dalle grandi compagnie aeree pubbliche europee e pertanto lo stesso regolamento aziendale risponde a questa esigenza, compreso lo schema delle fasce retributive che, sempre secondo i sindacati, presenta valori anche più bassi di altre aerolinee low cost con le quali Ita intende competere.

Senza mezzi termini alcuni sindacalisti hanno esplicitamente accusato i vertici Ita di aver adottato questo escamotage per scavalcare il contratto collettivo di lavoro[2] ed avere mani completamente libere. Ma la replica di Ita non si è fatta attendere, richiamando un tacito accordo col governo che in tal senso ha dato pieno mandato ai vertici della newco per agevolare il decollo a metà ottobre.

Ma per i sindacati, autorizzando una azienda pubblica al 100% come Ita, ad adottare un contratto aziendale, si creerebbe un pericoloso precedente  anche per le imprese partecipate. A questo punto il prossimo 5 ottobre,  giorno calendarizzato per l’intervento del ministro dell’Economia Daniele Franco in Parlamento sulla vicenda Ita-Alitalia, può realmente diventare il giorno della verità.

Endnotes:
  1. mobilitazione e sciopero di venerdì 24 settembre: https://www.lagenziadiviaggi.it/sciopero-del-trasporto-aereo-i-voli-garantiti-e-le-cancellazioni-az/
  2. scavalcare il contratto collettivo di lavoro: https://www.lagenziadiviaggi.it/alitalia-ita-la-politica-non-scioglie-il-nodo-lavoratori/

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