Ritorno in agenzia di viaggi:
il trend 2021 che dà fiducia

by Andrea Lovelock | 14 Dicembre 2020 7:00

Lo choc del Covid è destinato a cambiare radicalmente l’approccio del viaggiatore alla vacanza, con forti ripercussioni anche nel turismo d’affari. È questo il fil rouge che ha legato i protagonisti del BizTravel Forum nello spazio dedicato alle “Trame della nuova casa” nei segmenti business e leisure.

E si è partiti dallo scenario, delineato dalla ricerca illustrata da Damiano Sabatino, vice presidente Sud Europa di Travelport, basato su Confidence Index, ovvero un indice di sviluppo basato sulla conversione di preferenze e prenotazioni in acquisti di viaggi e vacanze, che evidenzia come, purtroppo, con la seconda ondata si è assottigliato l’indice dell’Italia che non figura tra le destinazioni programmabili da viaggiatori stranieri.

«Ma anche l’indice di fiducia sul traffico domestico in Italia – ha sottolineato Sabatino – risulta il più basso tra i 100 mercati di riferimento, e questo perché abbiamo avuto una serie di restrizioni sempre mutevoli che hanno scoraggiato il viaggiatore italiano a viaggiare anche dentro i confini nazionali. Tra le macro-regioni del mondo che invece stanno reagendo in modo più dinamico figurano l’Africa e il Medio Oriente, mentre l’Asia mantiene ancora basso l’indice di fiducia per viaggi all’estero».

Ma tra le poche note positive, la ricerca Travelport ha rilevato che un buon 60% dei viaggiatori italiani è seriamente intenzionato a servirsi dalle agenzie di viaggi, perché ritenute fonti sicure di informazioni e soprattutto di rassicurazioni su servizi e assistenze da ricevere prima e durante la vacanza».

Ragione in più, ha quindi commentato Luca Patanè, presidente Confturismo e Gruppo Uvet, per mettere in campo tutti gli sforzi e rilanciare il viaggio organizzato. Il primo passo da compiere è proprio sulle risorse umane a disposizione della filiera turistica: «Tornare quanto prima a riequilibrare il lavoro in presenza rispetto al remote working. Non dobbiamo mitizzare lo smart working perché se lasciamo prevalere questa modalità di lavoro si svuoteranno le città, chiuderanno ristoranti, bar, alberghi e tanti altri esercizi commerciali su strada. Un danno socio-economico che non possiamo avallare. Nel turismo poi la relazione umana è davvero il valore aggiunto del nostro lavoro, ciò che fa la differenza».

C’è dunque un aspetto psicologico da non sottovalutare, che tocca sia i viaggiatori che gli operatori dediti alla produzione e vendita dei viaggi, come ha osservato lo psicologo Luca Mazzucchelli: «Le persone con la pandemia sono profondamente cambiate, nel proprio intimo e rispetto alle relazioni e agli habitat che hanno dovuto forzatamente frequentare. Ciò vuol dire che anche nel lavoro dovremo mettere in conto un possibile calo di perfomance lavorative, specialmente in un settore come il turismo, dove si regalano sogni, o meglio promesse di esperienze».

«Le aziende, dai t.o. alle adv, dovranno fare molta attenzione a come i loro dipendenti potranno riprendere le relazioni con la clientela. Bisognerà riflettere su questo e gli imprenditori dovranno esaminare il fenomeno: pensiamo solo al rendimento di chi lavora nelle agenzie di viaggi e a cosa potranno trasmettere al cliente finale, se si trovano intimamente a disagio con questa emergenza», conclude Mazzucchelli.

Alla provocazione dello psicologo ha fornito una prima risposta Paola Corna Pellegrini, ceo di Allianz Partners: «Tra i cambiamenti dovuti al Covid c’è  soprattutto un nuovo approccio all’assicurazione legata al viaggio perché l’Italia era tra i Paesi dove ci si assicurava poco. Mentre ora si fa strada l’esatta percezione che i soldi sborsati per una polizza-vacanza non sono buttati via. Di certo poi dovremo sfruttare questa terribile crisi per ripartire con altri parametri, con quella voglia di sicurezza e di protezione che sicuramente si è accresciuta tra i viaggiatori italiani, magari perfezionando le nostre offerte che già oggi, ormai, quasi tutte contemplano la voce Covid e magari rinnovare anche taluni concetti inerenti al viaggio».

E uno degli elementi-chiave nel concept del viaggio, la mobilità, è stato affrontato da Giancarlo Zeni, direttore generale Alitalia, che ha ricordato come «nella piramide dei bisogni delle persone dopo l’alimentazione c’è sempre stata la mobilità, il trasporto: credo che nell’immediato futuro anche nel viaggio aereo i vettori dovranno reagire con maggiore tempestività».

«Ad esempio Alitalia è stata tra le prime compagnie a ridurre subito la propria capacità nell’offerta complessiva, implementando contemporaneamente il settore cargo. In linea generale, poi, si sta tutti lavorando per l’immediato futuro e nella ripartenza abbiamo già segnali molto chiari: il segmento lungo raggio sarà il più lento a ripartire, non solo per la lunghezza oraria del viaggio, ma anche per le distanze percepite in modo diverso dall’utenza, non sempre positivo. Gli investimenti fatti dalle aziende nel remote working impatterà non poco anche nel trasporto aereo. Teniamo anche conto che per i prossimi anni le persone avranno meno budget a disposizione, vista la crisi economica planetaria. Si tratta di fattori molto incidenti».

Scenari, dunque, non rassicuranti per la mobilità, come ha confermato Gianluca Testa, managing director Southern Region per Avis Budget: «Dopo il crollo del fatturato di questi mesi, il settore del rent sta approntando il proprio rilancio, su asset ben precisi, primo fra tutti l’ecosostenibilità con investimenti cospicui nel rinnovo delle flotte che privilegeranno soprattutto veicoli ibridi e con guida assistita e una inevitabile voce sulla sanificazione di tutte le vetture».

Tante radicali trasformazioni che si rifletteranno anche nelle modalità di pagamento, come ha sottolineato, a chiusura del forum, Alberto Panariello, head of cards sales e digital payment di Nexi: «Il crescente ricorso all’uso di pagamenti digitali, grazie anche agli incentivi governativi, potrà determinare anche un nuovo approccio nelle transazioni del turismo organizzato».

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