Riassetto Enit, a che punto siamo?

Riassetto Enit, a che punto siamo?
16 Marzo 11:35 2018 Stampa questo articolo

Entro giugno sarà tutto a posto e la struttura della nuova Enit, nata tre anni fa sotto la guida di Evelina Christillin, andrà finalmente a regime. «Adesso siamo in 25, entro maggio arriveranno altre nove persone selezionate sulla base del concorso dello scorso anno, poi altre ancora fino ad arrivare ad una cinquantina». Gianni Bastianelli, direttore esecutivo dell’Agenzia, sceglie la platea di Mitt di Mosca, per tracciare le linea dei prossimi mesi.

Un bel salto rispetto al passato, se si pensa che fino a qualche anno fa in via Marghera l’Agenzia Nazionale del Turismo contava fino a 440 dipendenti. «I dirigenti sono passati da 10 a 4, e sulle sedi all’estero abbiamo deciso di muoverci in modo flessibile. Niente più direttori, che non ci saranno più, ma uffici operativi. Dopo le aperture e riaperture di Varsavia, Zurigo, Berlino, Amsterdam, Monaco (ad aprile), già adesso ci sono più sedi che in passato a livello numerico. A breve, poi, sarà la volta di una sede anche in un luogo che non l’ha mai avuta, Bangkok. Ma c’è molta richiesta anche per aprire un ufficio in Ungheria».

Tra le novità c’è, poi, la nomina di Maria Elena Rossi, nuova responsabile marketing dell’Enit. «È una professionista, con una preparazione tecnica che sarà molto utile – dichiara Bastianelli – Nei nostri piani c’è di tornare a fare più azioni B2C, anche se l’anno scorso abbiamo impiegato risorse per sostenere qualcosa come 480 eventi. Già adesso, però, non sono così negativo sul turismo italiano (la domanda dei turisti stranieri ha superato nel 2017 quella interna, raggiungendo il 50,3%, ndr). I nostri concorrenti storici come Francia e Spagna sono indietro rispetto a noi rispetto ai tipi particolari di domanda più recenti, dall’enogastronomia alla sostenibilità».

Basti pensare ai borghi, o all’Anno del Cibo (lo sarà il 2018), due case history di successo «anche perché non era mai accaduto che gli operatori privati seguissero in questo modo le indicazioni di un ministro». Il problema piuttosto sta in quei segmenti dove serve organizzazione, «Mice e lusso, prima di tutto». Colpa anche degli operatori incoming italiani? «Non direi, è vero che manca un leader di mercato come magari avviene in altri Paesi, ma l’incoming si fa anche con gruppi di imprese, piccoli che uniscono le forze per promuovere le specificità italiane».

E tra le cose che bollono in pentola c’è anche la rinascita dell’Osservatorio Statistico dell’Enit, perché dei dati degli altri Bastianelli non sempre si fida: «Prendiamo il caso delle Russia, le prenotazioni aeree dei primi tre mesi del 2018 ci danno a +28%, cosa che non emerge da altre rilevazioni».

Al Mitt, dove ha ricevuto il premio come Best presentation of destination, l’Italia è arrivata con 10 regioni (Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Sardegna e Sicilia), oltre all’associazione dei Borghi più belli d’Italia. In tutto, nei primi undici mesi del 2017, i russi che hanno viaggiato in Italia sono stati 872.00, con +7,4% rispetto allo stesso periodo del 2016, spendendo un totale di 825 milioni di euro (+4,2%). «La Russia è un mercato che ha sempre tenuto, ma gli operatori dovrebbero credere di più anche in tutti gli altri Paesi dell’ex Urss», aggiunge il manager.

E a sostenere il Bastianelli-pensiero arrivano anche le parole del ceo di Destination Italia, Marco Ficarra: «Enit può essere ancora considerata come un start-up. Ma sta facendo molto, e se i numeri della mia azienda crescono, è anche perché gli stranieri cercano l’Italia come destinazione». Difficile dargli torto, per chi si ricorda cosa fosse la presenza di Enit alla fiera moscovita fino a tre anni fa.

L'Autore

Giorgio Maggi
Giorgio Maggi

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