In Repubblica Dominicana inseguendo Colombo a ritmo di merengue

In Repubblica Dominicana inseguendo Colombo a ritmo di merengue
06 Novembre 07:00 2018 Stampa questo articolo

Si narra che fu Bartolomeo, suo fratello, a convincerlo che la terra non fosse piatta. Carte geografiche e compasso alla mano, lo persuase che girando intorno era possibile raggiungere le Indie. E così Cristoforo Colombo cercò un finanziatore, partì con tre caravelle e nel 1492 scoprì il Nuovo Mondo. La data storica che dà il via all’età moderna parte da quest’isola, divisa tra Haiti e la Repubblica Dominicana.

Ogni anno milioni di turisti visitano queste coste incantate nel cuore dei Caraibi, famose per il mare cristallino e le spiagge bianchissime, ma per conoscere la cultura e le mille attività che offre la Repubblica Dominicana vale la pena andare a caccia anche delle sue città storiche e degli angoli meno conosciuti ad alto tasso adrenalinico.

Atterrati all’aeroporto Las Americas, Santo Domingo è tappa d’obbligo per seguire le orme del navigatore genovese. Basta perdersi tra le stradine di pietra corallina della ciudad colonial, Patrimonio dell’Unesco, per scoprire i gioielli simbolo del passato coloniale.

C’è la Cattedrale, la prima costruita nelle Americhe, che nonostante i suoi 500 anni conserva la sua gloriosa bellezza; l’imponente Alcázar de Colón, dimora del figlio di Colombo, Diego, dove furono pianificate tutte le spedizioni e le conquiste del Nuovo Continente. E ancora la Calle de las Damas, dove una volta sfilava Maria di Toledo, e il Parque di Colón, dove oggi i dominicani si godono il fresco bevendo buon rum o fumando un sigaro. Per un “tuffo” nella storia è possibile rivivere gli attacchi dei pirati grazie allo spettacolo “La battaglia di Santo Domingo” in 4D del Colonial Gate, adatto anche ai più piccini.

Immancabile una passeggiata lungo il Conde, la strada pedonale della città, due chilometri di botteghe dove acquistare il souvenir per eccellenza, i gioielli di larimar, la pietra turchese dominicana, le tipiche camicie guayaberas e il liquore mamajuana, e bar bohemien come la Cafetera, posto cult per assaggiare il vero caffè dominicano. Vale la pena fermarsi a comprare anche una birra in uno dei tanti colmado, negozietti tipici dove si gioca a domino a ritmo di merengue.

Fatto il pieno di cultura nella capitale si punta verso la costa nord, dove l’ammiraglio Colombo sbarcò con le sue caravelle. Tre ore di viaggio in auto e si arriva al centro storico di Puerto Plata, che incanta con le sue colorate case in stile vittoriano. Ma la Provincia è conosciuta soprattutto perché ospita ben cinque parchi dove praticare turismo attivo, oltre a sport acquatici e attività per tutti i gusti.
Chi ama le altezze può optare per un giro sul Teleferico, la funivia che permette di raggiungere la cima della montagna Isabel de Torres, visitare i giardini botanici e ammirare la magnifica vista sulla baia. Per i torrentisti intrepidi il posto giusto sono le 27 cascate di Damajagua, una serie di salti di acqua cristallina che raggiungono i 13 metri di altezza. Ci si impiega un’ora per salire sulla montagna e lasciarsi scivolare lungo le rapide, altrimenti si può arrivare a cavallo fino alle prime sette cascate per una breve avventura. Di sicuro un’esperienza unica.

A mezz’ora da Puerto Plata, Cabarete è invece la patria del windsurf e del kite, dove volare sull’acqua accarezzati dal vento giusto, mentre per un’esperienza di snorkeling esclusiva bisogna guidare per un’ora e mezza tra piantagioni di banane e avocado, salire su una barca e raggiungere lo splendido Cayo Arena, atollo di sabbia bianchissima e acque trasparenti, dove nuotare tra i pesci tropicali, osservare la barriera corallina e attraversare una foresta di mangrovie. Ed è proprio sott’acqua che si nasconde il tesoro.

Nella baia ci sono almeno 500 relitti di navi affondate dai pirati. Uno scenario unico, dove avvistare anchei relitti delle navi di Colombo. A terra, del suo primo insediamento (La Isabela) fondato qui nel 1493, oramai è possibile scorgere solo i resti.

L’isola del tesoro della travel industry
Lo tiene todo. È il claim della Repubblica Dominicana. E in effetti l’isola è un mix di storia, arte, musica e gastronomia. Diversificare è la parola d’ordine e le nuove mete guardano al nord, o a Barahona, al sud dove nasceranno nuovi hotel. «Puerto Plata è in pieno sviluppo – spiega Roberto Casoni, presidente del cluster turistico – Stiamo pedonalizzando il centro e molti edifici sono stati trasformati in ristoranti o cigar bar». La crescita è legata alle navi da crociera che hanno scelto la città come hub, ma anche ad attività uniche come escursioni a cavallo nelle piantagioni di caffè o di cacao e visite alla fabbrica del rum Brugal. «Nel 2017 abbiamo registrato 500mila arrivi e oltre 1 milione di crocieristi – aggiunge Lorenzo Sancassani, direttore provinciale ministero del Turismo – A breve Rccl e Ncl costruiranno insieme un nuovo porto per ampliare i servizi e scommettere sull’area».

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Serena Martucci
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