Querelle Atlantide, botta e risposta

Querelle Atlantide, botta e risposta
27 maggio 08:48 2019 Stampa questo articolo

Tempo poche ore e arriva la replica di Arkus-Partours al comunicato firmato dall’ufficio legale de I Viaggi di Atlantide, in cui il t.o. scaricava sul Gruppo le responsabilità delle inadempienze.

“Il tenore, la gravità e infondatezza di tali dichiarazioni ravvisano più profili di illiceità che impongono di richiederne la censura nelle competenti sedi, con la comminazione delle più energiche sanzioni”, scrive Arkus in una nota, rinviando la difesa di “buon nome e indiscussa referenzialità” a una conferenza stampa che potrebbe essere indetta a breve.

Ribadita, poi, la distanza dal tour operator bresciano. “L’oggettiva causa di preclusione per Partours Spa al perfezionamento del contratto preliminare di acquisto del ramo di azienda del t.o. è unicamente dipesa dalla violazione di Pierre Radici e dei suoi consulenti ai principi di buona fede contrattuale, le cui assunzioni e la connessa efficacia presupponevano la veridicità delle dichiarazioni rese e dei documenti forniti dal medesimo, non acclarati tali”, scrive Arkus nella nota.

Un comunicato che si conclude con l’invito all’Enac a disporre l’audizione di Partours e Neos per fare chiarezza una volta per tutte sulla questione della cancellazione dei charter.

La lettera diffusa venerdì scorso dal t.o. conteneva anche un messaggio diretto all’Aiav, associazione che per prima ha sollevato il caso Atlantide e che ora diffonde una replica alle ultime dichiarazioni dell’operatore.

«Le questioni legate ad Arkus non possono ricadere sul mercato trasformandosi in una cortina fumogena che impedisca di vedere la realtà», afferma Fulvio Avataneo, presidente della sigla delle agenzie di viaggi, che aggiunge: «I Viaggi di Atlantide avrebbe dovuto sospendere le vendite fino a fare chiarezza, senza arrivare all’attuale punto di paralisi operativa, come da loro definita».

Ma il punto peggiore della situazione, conclude Avataneo, «è rappresentato dalla probabile assenza di tutele a favore del consumatore per cinque lunghi mesi, come invece previsto dalla legge».

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