Quella volta che Geo strigliò le sue agenzie

Quella volta che Geo strigliò le sue agenzie
26 settembre 07:00 2018 Stampa questo articolo

Correva l’anno 2014. Da tutta Italia giungevano a San Vincenzo, in Toscana, quasi mille agenzie di viaggi. Ad accoglierli c’era il direttore commerciale di Geo, Dante Colitta: «Ehilà, chi si vede, benvenuto alla convention». E giù risate complici, pacche sulle spalle, quello spirito da vecchi amici che legava e lega tuttora la dirigenza del network alla base.

Amici sì, ma senza indulgenza. Perché l’indomani sul palco prese la parola Franco Cordero con la sua frusta. Il messaggio del coach alle adv fu chiaro: nessun dorma, il marketing è essenziale, siate più creativi e allestite vetrine accattivanti. Strigliata numero uno.

Poi vennero le Olta per uno dei primi veri confronti tra i fuoriclasse del web e la distribuzione tradizionale. All’epoca si temeva ancora che l’online fosse un nemico imbattibile, il vero sicario delle agenzie. Ma il messaggio che arrivò dalla convention Geo, anche per bocca del suo amministratore delegato Luca Caraffini, fu un altro: «Internet è un alleato, noi lo usiamo per semplificarvi il lavoro, fate altrettanto». Chi non si aggiorna, è morto. Ecco la strigliata numero due.

E forse è qui il senso della convention di un network. Non solo fare squadra. Non solo annunciare commissioni allettanti. Soprattutto accompagnare le agenzie verso il cambiamento. Come fece Geo in quell’ormai lontano 2014.

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L'Autore

Roberta Rianna
Roberta Rianna

Direttore responsabile

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