Quando Ryanair entrò in Germania dalla porta di servizio

Quando Ryanair entrò in Germania dalla porta di servizio
16 Luglio 11:14 2018 Stampa questo articolo

Era è ed sempre stato il “sogno proibito” del ceo di Ryanair, Michael O’Leary: entrare nel mercato tedesco per competere nel terreno di casa con l’arci-nemica Lufthansa. La Germania è l’ultimo tassello che mancava per portare la battaglia dei cieli a un livello più alto, consolidare l’egemonia nel vecchio continente e prendere possesso di una nuova e ricca fetta di mercato.

Con il via libera dell’Antitrust all’acquisizione del 75% di Laudamotion (eredità di una parte della fallita airberlin), ora il progetto si sta finalmente avverando e Ryanair riuscirà a entrare in Germania, seppur dalla “porta di servizio” concessa dall’ex pilota austriaco di Formula 1, Niki Lauda.

GUERRA A BASSA INTENSITÀ. Si spiegano forse, così, le «minacce» e «abusi» dall’alto della sua «posizione dominante» di Lufthansa, rea secondo lo stizzito O’Leary di non aver consegnato a Laudamotion 2 velivoli e di tentare di rimuoverne altri nove, tutti utili all’avvio delle operazioni della nuova compagnia. E lo scontro fra i due big player dell’aviazione si fa sempre più imponente visto che nel 2017 tutto il Gruppo Lufthansa ha trasportato oltre 130 milioni di passeggeri, in crescita del 18,6% rispetto all’anno prima, tallonato da Ryanair che di viaggiatori ne ha avuti 128,8 milioni (+10,2%).

Negli anni, la sete di nuovi bacini di clienti di Ryanair si era sempre scontrata con un forte atteggiamento protezionistico da parte della Germania, a tutti i livelli. Da un lato le operazioni commerciali di Lufthansa, che con la nascita della low cost Eurowings e le acquisizioni di altre compagnie (Brussels Airlines, Swiss Air, Austrian) ha tenuto sotto stretto controllo il mercato dell’Europa Centrale, dall’altro, i paletti burocratici imposti dalle istituzioni tedesche a O’Leary che avevano sempre stoppato le ambizioni irlandesi.

IL VALORE DEL MERCATO TEDESCO. Il malloppo, d’altronde, è appetibile: i tedeschi viaggiano mediamente più degli altri europei e hanno maggiore capacità di spesa. La Germania, inoltre, è il Paese che lo scorso anno ha registrato il maggior numero di nuove rotte – seconda solo agli Usa – con 464 destinazioni in più rispetto al 2016. Un mercato che fino alla scorsa estate era impermeabile al settore low cost perchè dominato da  Lufthansa (negli hub di Francoforte e Monaco) e airberlin (per gli scali di Berlino e Düsseldorf). Un potenziale enorme per Ryanair che a settembre dell’anno scorso contava solo il 6% di market share in territorio tedesco.

Lufthansa, invece, dopo una profonda riorganizzazione operata da Spohr negli ultimi anni, la serrata trattativa sui contratti con i piloti e il grande lancio di Eurowings come compagnia low cost, ha chiuso un 2017 in crescita di ricavi e numero di passeggeri. Ma adesso il Gruppo deve difendersi da un’invasione senza precedenti che, oltre a Ryanair, vede la compagna inglese easyJet fare shopping in casa tedesca.

UN ANNO DI CAMBIAMENTI. Dopo il fallimento di airberlin lo scorso agosto lo scenario cambia, anche se inizialmente (a settembre 2017) Ryanair rinuncia a presentare un’offerta per l’acquisto accusando il governo di favorire il colosso tedesco – «le carte sono truccate» accusava O’Leary alla stampa – e perché alle prese con il caos cancellazioni e piloti che interesserà la low cost irlandese per tutto l’inverno.

Ma questo era solo il primo tempo di una partita più complessa, perché spunta il nodo Niki Air. Il vettore dell’ex pilota di Formula 1, controllato da airberlin, doveva far parte del pacchetto acquisito dal Gruppo Lufthansa (210 milioni di euro per per la cessione di 81 aerei e circa 3mila dipendenti), dopo che il governo di Angela Merkel aveva optato per la vendita “a spezzatino”.

Il 21 dicembre 2017 l’Antitrust tedesco, però, aveva stoppato le operazioni che riguardavano la compagnia aerea di Niki Lauda perché avrebbero provocato evidenti distorsioni della concorrenza e “un’eccessiva posizione dominante sul mercato” da parte di Lufthansa, dando il via libera, in ogni caso, all’acquisto della restante parte degli aerei e personale.

BERLINO AGLI INGLESI. Nel frattempo easyJet si aggiudicava una fetta importante della torta airberlin e per 40 milioni di euro acquistava 25 aerei, un migliaio di lavoratori e numerosi slot su Berlino Tegel. Nel giro di qualche mese aggredisce il mercato domestico tedesco con voli dal nuovo hub verso Monaco, Düsseldorf, Francoforte e Stoccarda. La low cost britannica, che ha già la sua base all’altro aeroporto cittadino (Schönefeld), diventa la più grande compagnia ad operare da Berlino.

Il Corriere della Sera, infatti, riporta un analisi della società Bernstein che calcola che quest’estate easyJet controlla il 38% della quota di mercato su entrambi gli scali della capitale tedesca, più di Lufthansa (29%) e Ryanair (13%).

Intanto, aerei e dipendenti di Niki diventavano oggetto del dediderio di più contendenti: il 3 gennaio 2018 Iag si esponeva pubblicamente annunciandone l’acquisto (15 aerei Airbus A320, un portafoglio di slot tra cui Vienna, Dusseldorf, Monaco, Palma di Maiorca e Zurigo, e circa 740 dipendenti). L’operazione veniva poi smentita il 23 gennaio scorso dalla decisione del curatore fallimentare di accettare l’offerta di Niki Lauda.

IL COLPO A SORPRESA DI RYANAIR. Neanche il tempo di iniziare le operazioni, che la rinominata Laudamotion entrava nell’orbita di Ryanair. Il 20 marzo scorso, infatti, Michael O’Leary annunciava l’acquisto del 24,9% della società con una opzione per arrivare al 75% (autorizzata infine dall’Antitrust in questi giorni). L’operazione valeva circa 50 milioni di euro con la low cost irlandese pronta a investirne altri 50 per supportare i costi di avvio e operativi per il primo anno.

A fine maggio, infine, Michael O’Leary annuncia l’intenzione di ottenere il 100% della compagnia austriaca presentando un piano di quattro anni per rilevare tutte le quote dal proprietario. La proposta d’acquisto sarà anche in questo caso vagliata dall’Antitrust europeo.

L’investimento di Ryanair dovrebbe passare da 100 a 120 milioni di euro portando la flotta in pochi anni da 21 a 50 aeromobili. «Pagherò un prezzo molto alto per questa acquisizione, ma è un investimento molto importante», ha sottolineato O’Leary all’agenzia Reuters dicendosi pronto a scardinare l’egemonia della low cost Eurowings che domina il mercato in Germania con il 52%.

Ryanair è ferma al 25%, ma l’obiettivo è raddoppiare la quota entro il 2020. Come? Con la neonata Laudamotion che opera su 9 basi in Austria (Vienna), Svizzera (Zurigo) e ovviamente Germania (Berlino Tegel, Colonia, Düsseldorf, Francoforte, Monaco, Norimberga e Stoccarda) per raggiungere 44 aeroporti con 65 rotte.

Basta solo che l’arci-nemica Lufthansa riconsegni quella manciata di aeromobili della discordia.

L'Autore

Gabriele Simmini
Gabriele Simmini

Redattore e giornalista de L'Agenzia di Viaggi Magazine.

Guarda altri articoli