Patanè e il piano Vision 2040 per il turismo italiano

by Roberta Rianna | 14 Dicembre 2018 12:04

Siamo al Chorus Café di via della Conciliazione. Nel cuore della Roma papalina, a due rampe di scale dall’Auditorium della Conciliazione, dove va in scena il Giudizio Universale. Un luogo-simbolo scelto da Confturismo-Confcommercio per lanciare il suo messaggio al di là del Tevere. A parlare è il numero uno dell’associazione Luca Patanè, reduce da un Biztravel Forum dove la sua Uvet ha mostrato i muscoli con l’intenzione di conquistare fette di mercato leisure.

La posizione del presidente è chiara: «In Italia c’è la tendenza a investire in aziende morte, noi scommettiamo sul turismo che è l’oro del nostro Paese e siamo certi che, negli anni a venire, porteremo grandi risultati. Per questo reclamiamo attenzione».

La proposta di Patanè è concreta: «Al ministro Gian Marco Centinaio proponiamo di sederci a un tavolo per collaborare alla creazione di un centro raccolta e analisi dei dati sul turismo, troppo spesso frammentari e contradditori. È necessario partire dalle statistiche attuali rafforzandole con altre fonti e con gli strumenti più moderni, come la web analysis. Confturismo è pronta a fare la sua parte, anche dal punto di vista finanziario».

Quella rilanciata dal presidente è l’idea di una Osservatorio unico, una sorta di «grande big data del turismo, capace di leggere il futuro da qui ai prossimi vent’anni». Per costruire una sorta di Vision 2040 per l’Italia.

«I dati – prosegue – servono come il pane agli operatori e ai decision maker delle politiche di settore. Insomma non si può continuare a navigare a vista su consuntivi, che spesso arrivano in ritardo e senza supporti adeguati per le previsioni».

Al suo fianco, in questo particolarissimo brindisi di Natale, ci sono due uomini che delle analisi di settore fanno mestiere: Nicola Piepoli da un lato, Andrea Giuricin dell’Università Milano Bicocca dall’altro.

Entrambi hanno contribuito alla ricerca sulle tendenze dell’inverno, presentata da Confturismo. Gli italiani, rilevano gli analisti, sono pronti a spendere di più in questa winter: 740 euro contro i 660 euro dell’anno scorso, con un aumento dei viaggiatori (tra i 18 e 35 anni soprattutto) che scelgono destinazioni all’estero.

E se tra le mete italiane, la fanno da padrone Trentino Alto Adige, Toscana e Lombardia, oltreconfine tornano a crescere gli storici competitor dell’Italia: in primis l’Egitto, che solo dal mercato francese registra il +180% di prenotazioni in inverno, ma anche Tunisia, Turchia e Grecia.

A conti fatti, il turismo genererà un surplus sulla bilancia commerciale tra gennaio e marzo 2019 di 1,5 miliardi di euro, 300 milioni in più dell’anno scorso. Mentre l’indice di fiducia del viaggiatore riportato dall’Istituto Piepoli risulta in calo con 66 punti a novembre contro i 70 di ottobre.

Sul fronte incoming, invece, crescono i flussi da Germania, Stati Uniti, Francia e Regno Unito e gli aeroporti italiani incassano 1 milione di passeggeri in più, per un totale di 22,7 milioni di viaggiatori in tutto il periodo invernale.

Tutti dati che dimostrano il valore del travel di casa nostra. «Per questo – conclude Patanè – c’è bisogno di creare da subito un Dipartimento del Turismo composto principalmente da tecnici con cui le nostre organizzazioni possano confrontarsi. Dobbiamo passare dai progetti alla realtà entro i primi tre mesi del 2019. Altrimenti sarà troppo tardi» Infine un consiglio: «Ripartiamo dal Piano strategico per il Turismo del 2016: adottiamolo come schema di ragionamento, aggiorniamolo e implementiamolo».

Senza dimenticarsi di riservare all’industria turistica, oggi controllata dal Mipaaft, le giuste risorse. Al pari di quelle destinate all’agricoltura.

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