Overturism asiatico. E gli aeroporti vanno in tilt

by Giorgio Maggi | 16 Ottobre 2018 7:00

In tutto il mondo non c’è nessuna area geografica che in campo turistico cresce (e crescerà) al ritmo della regione Asia-Pacifico. A dirlo sono un po’ tutte le ultime rilevazioni: i dati di Itb Asia, solo per fare un esempio, parlano di un incremento, anno su anno, dell’11%, contro il +3,9% a livello globale. Dati che condordano anche su un altro punto: la locomotiva dei viaggi sarà trainata dai turisti cinesi, seguiti dalla nuova classe media indiana che inizia a viaggiare e a spendere sempre di più.

Basti pensare a quello che è successo lo scorso anno, quando il quotidiano di proprietà statale China Daily ha inserito il Marina Sands Bay di Singapore tra gli otto place-to-be del 2018. Risultato: lo scorso anno l’isola-giardino è diventata la meta più visitata dai turisti cinesi, 3,2 milioni sui 17,4 che in tutto l’anno hanno visitato Singapore. Più in generale, però, è tutto il sud-est asiatico a registrare un vero e proprio boom degli arrivi: +49% in cinque anni, (dal 2010 al 2015) tanto che la regione riceve ormai un terzo dei vacanzieri di tutto il mondo (circa 109 milioni). E se i viaggiatori europei costituiscono circa la metà di questo enorme “esercito” in movimento, il primato spetta sempre agli onnipresenti cinesi.

Aumentati di cinque volte negli ultimi dieci anni, i nuovi ricchi di Pechino, Shanghai e Canton stanno dunque invadendo i Paesi vicini, contribuendo in modo determinante a risollevare con il loro denaro contante le economie locali.

Si aggira intorno ai 261 miliardi di dollari, infatti, la spesa all’estero nel 2017 dei turisti cinesi, circa un quinto della spesa mondiale di tutto il resto dei turisti. Ma c’è di più: se è vero che il numero di voli disponibili ogni settimana tra la Cina e il sud-est asiatico è raddoppiato in pochi anni, con la nascita oltretutto di numerose compagnie low cost, l’offerta di posti rimane ancora al di sotto delle necessità.

Non solo: i principali scali dell’area asiatica sono ormai giunti al collasso, come dimostrano i piani di investimenti delle autorità aeroportuali sia a Bangkok (obiettivo dei lavori di ampliamento sono i 10 milioni di passeggeri entro i prossimi quattro anni) che ad Hanoi o nel Mynamar. Tutto questo in attesa che anche a Kuala Lumpur e Singapore – due tra gli aeroporti più gettonati negli itinerari dei turisti cinesi – i progetti per il miglioramento delle infrastrutture diventino realtà.

Se Pechino ha ormai conquistato il primo posto nella classifica mondiale, il World Travel & Tourism Council ha già annunciato che in meno di 10 anni, sarà l’India (con i suoi 250 milioni di membri della middle class) a incarnare il nuovo popolo di traveller, subito dietro ad americani, tedeschi e cinesi. Con una differenza però: mentre questi ultimi amano soprattutto viaggiare all’estero, gli indiani hanno incominciato a muoversi per scoprire il proprio Paese, tanto che il 90% del turismo in India è domestico, capace in ogni caso di spendere nel solo 2017 circa 230 miliardi di dollari.

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