Nuove professioni: l’experience designer e l’esempio di Monica Alberghini

by Giulia Di Camillo | 29 Settembre 2020 7:00

Disegnare esperienze e cucirle perfettamente addosso ai viaggiatori. È ciò che fa oggi Monica Alberghini, travel experience designer con un passato sulle scrivanie di prestigiose realtà come Malan Viaggi, Il Tucano e Quality Group. «Ho mosso i primi passi nel turismo alla fine degli anni ‘80 – spiega Alberghini – Spolveravo e mettevo a posto le guide cartacee che gli accompagnatori restituivano al rientro dai viaggi di gruppo. Poi sono diventata responsabile della programmazione, e da lì il mio percorso ha cambiato passo».

monica alberghiniA un certo punto, nel 2004, hai fondato Nuna Travel…
«Dopo 16 anni di servizio nei tour operator ho deciso di fondare il mio t.o. di nicchia, specializzato in viaggi tailor made, in particolare su Nord Europa, Artico e Nordamerica. Ho avuto l’onore e il piacere di organizzare itinerari emozionali per persone importanti ed esigenti, e mi sono occupata anche di incoming sull’Italia per il mercato norvegese, finlandese e americano. Nel 2017 sono stata colta da una profonda crisi professionale, e nel 2018 ho interrotto la mia attività».

Hai preso due anni sabbatici, hai viaggiato tanto e sei tornata. E ora?
«Dalla crisi che mi ha coinvolta è nato il progetto “Travel to love yourself” (monica-alberghini-experiencedesigner.com), sostenuto da un’attività che porta volutamente il mio nome e cognome per sottolineare la centralità della persona e per non trascurare l’aspetto dei rapporti umani, per me fondamentale. Una travel experience designer è appunto una disegnatrice di esperienze: è come essere registi di un film il cui protagonista principale è il cliente, che vivendo una serie di esperienze con forti componenti emozionali esce dal suo viaggio trasformato. Con il mio progetto voglio andare oltre la personalizzazione e tutta la tecnica e operatività che essa comporta, ma proiettare il viaggiatore verso l’incontro con il sesto senso, il sé».

Qual è il tuo target di riferimento?
«Opero nell’ambito del lusso, e il target è sicuramente molto più il viaggiatore e non il turista. Il benessere, la bellezza e la sete di cultura sono un dovere di tutti, anche se alcune categorie con una vita particolarmente frenetica e sotto i riflettori sono tra i candidati più probabili. Definisco le mie proposte con il termine fusion: ai percorsi naturalistici e itineranti si amalgamano degli autentici retreat mirati alla cura di se stessi».

Quali destinazioni sono presenti nella tua offerta?
«La destinazione è il mondo. L’Italia sì, ma anche Paesi speciali come il Giappone con esperienze legate alle onsen, al trekking e a pernottamenti in monasteri buddisti, e la Baja California, dove alle uscite in fuoristrada e all’avvistamento delle balene si aggiunge un vero e proprio retreat con uno scrittore indiano che dedicherà sessioni personalizzate ai partecipanti».

Che tipo di viaggiatore ti aspetti nel post Covid?
«Più consapevole, presente nel “qui e ora”. Inoltre, voglio pensare a uno scenario di ripresa e al ruolo fondamentale degli operatori del turismo organizzato».

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