Newco Alitalia, Atlantia c’è ma chiede tempo

by Giorgio Maggi | 16 ottobre 2019 10:21

Una nuova proroga, la settima, per permettere ai soci della cordata capeggiata da Fs di dare vita alla nuova Alitalia. Chi si aspettava che dall’ultimo cda di Atlantia potesse uscire il via libero definitivo per la presentazione del piano di salvataggio entro i termini previsti, è rimasto dunque deluso, nonostante la società del Gruppo Benetton abbia confermato la propria disponibilità a essere della partita.

Ma, come si legge in una nota della stessa Atlantia, la partecipazione nella Newco “non può prescindere da ulteriori approfondimenti, che la società ritiene possano essere soddisfacentemente superati con ulteriori sessioni di lavoro”. In particolare, sono quattro i temi su cui Atlantia ritiene necessario un approfondimento. A cominciare dall’individuazione “’di un partner industriale che partecipi al capitale della Newco con una quota significativa”. Poi, bisogna definire un “piano industriale della Newco”, che dovrà essere “condiviso e fatto proprio dal partner industriale”. Infine, dovrà prender forma “un assetto azionario che veda Atlantia come socio di minoranza e, conseguentemente, senza un coinvolgimento nella gestione corrente della stessa al fine di prevenire eventuali conflitti di interesse”, visto che Atlantia detiene la quasi totalità della partecipazione nel capitale di Aeroporti di Roma.

Da parte di Atlantia poi, si sottolinea come fino al closing i commissari debbano essere messi in condizione “di gestire i complessi aziendali, anche attraverso idonei strumenti di mitigazione sociale”, oltre al fatto che va chiarita la “clearance comunitaria in merito ai provvedimenti finanziari adottati in favore di Alitalia, e le iniziative istituzionali necessarie per consentire ad Alitalia l’armonico sviluppo del piano industriale a condizioni di mercato”.

Insomma, una vere e propria richiesta in favore di un ulteriore proroga della cassa integrazione, oltre alla necessità ormai non più negata in merito all’arrivo di un altro prestito ponte (secondo le stime di corriere.it, l’ex vettore di bandiera perde attualmente più di 700mila euro al giorno), in grado di assicurare la sopravvivenza della compagnia fino, presumibilmente, al mese di marzo.

Un prestito, che non potrebbe essere inferiore ai 250-300 milioni, da erogarsi sfidando le possibili ire di Bruxelles sull’operazione. Per questa ragione, secondo alcune indiscrezioni riportate dal fattoquotidiano.it, in queste ore sarebbe nuovamente tornato d’attualità un vecchio piano che prevede la trasformazione del finanziamento pubblico in credito limitando la partecipazione azionaria alla conversione dei soli interessi sul prestito ponte. In questo modo, il Tesoro diventerebbe azionista con il 15%, una quota analoga andrebbe alla compagnia americana Delta, mentre per le Ferrovie ed Atlantia ci sarebbe il 35% ognuna.

In totale, quindi, i soci della nuova Alitalia investirebbero circa un miliardo di euro, una cifra che però per i sindacati non basterebbe ad assicurare il rilancio del vettore. Tanto che, non a caso, Lufthansa ha fatto nuovamente sentire la sua voce nei gironi scorsi (incontrando anche i vertici di Fs), pronta ad intervenire nel caso in cui il salvataggio non dovesse andare in porto e Alitalia andasse verso la liquidazione.

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