Mr Meliá: «Allargare il portfolio a dismisura non serve»

29 novembre 07:00 2017 Stampa questo articolo

Espandersi, ma in maniera ponderata. Sembra essere questa la filosofia di Gabriel Escarrer Jaume, vicepresidente e ceo di Meliá Hotel International, il Gruppo alberghiero fondato dal padre a Palma de Maiorca nel 1956. Sebbene sia già in atto un piano che prevede l’apertura di diverse strutture in mercati ritenuti dal Gruppo strategici, Escarrer non pensa che il successo arrivi accumulando strutture. Per lui è più importante cavalcare i trend del momento, ricordarsi della propria storia e avere sempre chiaro cosa si offre e a chi. Come ha dettagliatamente spiegato a L’Agenzia di Viaggi Magazine.

Meliá continua a crescere con espansioni in giro per il mondo, specie nell’area Asia-Pacifico dove arriveranno 45 nuovi alberghi. La corsa ad ampliare le collezioni paga?
«Non abbiamo mai puntato ad essere solo più grandi ma ad essere più forti. E anche oggi il nostro obiettivo è focalizzarci su una crescita selezionata in aree geografiche specifiche come l’Asia Pacifico e i Paesi Emea. In particolare, l’Asia Pacifico è uno dei mercati emergenti più interessanti in termini di turismo inbound e outbound. E del resto il nostro primo passo per l’espansione internazionale è stato fatto proprio in quest’area, 30 anni fa, con la prima struttura a Bali. Oggi siamo presenti in 43 Paesi e 4 continenti, perché l’internazionalizzazione è diventata la chiave per uno sviluppo vincente nella strategia di ogni brand. Come dimostrano i dati: il 67% dei nostri profitti operativi è generato fuori dalla Spagna, percentuale che cresce in accordo con i nostri piani di sviluppo che prevedono il 99,4% di progetti sempre fuori dal nostro Paese di origine».

State soffrendo in termini economici per la dichiarazione d’indipendenza della Catalogna?
«La situazione è molto triste ed è incredibile che in tempi moderni, nazionalismi e populismi riescano ad attecchire tanto, causando danni economici e sociali. Gestiamo 11 hotel nella regione che stanno registrando cancellazioni, ma siamo convinti che quest’incertezza finirà a breve. Nel frattempo a guadagnarci sono, indirettamente, le nostre strutture in altre regioni della Spagna».

Quali sono i trend del settore alberghiero che intendete cavalcare in futuro?
«Il trend maggiore è quello dell’ipersegmentazione della domanda da parte del viaggiatore, perciò gli alberghi devono adattarsi e personalizzarsi e i brand devono anticipare le necessità dei clienti. Il secondo principale trend è certamente quello del bleisure, che ha trasformato gli hotel urbani da strutture a uso e consumo di businessman a luoghi in grado di offrire proposte di lifestyle e leisure che interessino i millennial di oggi e domani, ma anche i viaggiatori del weekend e altri tipi di target. Profilazioni che vedono il nostro Gruppo in vantaggio grazie a brand quali Gran Meliá con hotel bleisure di città, oppure Meliá o Innside by Meliá con strutture per il segmento lusso».

Quali sono le strategie di promozione e il piano di business per il mercato Italia? Quale brand è più adatto al nostro mercato?
«Assieme all’Asia Pacifico, i Paesi dell’area Emea rientrano nelle nostre strategie di sviluppo con una fetta del 23,3% del piano di allargamento e venti nuovi hotel, tre dei quali in Italia. Quanto ai brand, finora quello di maggior successo sul mercato italiano è il Gran Meliá, come dimostrano anche i premi e il successo ottenuti dal Gran Meliá Rome. Risultati che siamo certi non tarderanno ad arrivare anche per il Gran Meliá Venice. Ma registriamo ottime performance anche nelle strutture di Milano, in particolare il 5 stelle Me Milan Il Duca, e quella a Campione d’Italia: hotel che hanno dimostrato di essersi brillantemente posizionati in termini di clientela. Per la Penisola puntiamo anche sul marchio Innside che nel prossimo futuro aprirà strutture a Milano e Roma e con cui vogliamo espanderci presto in altre città. Questo brand ha, infatti, dimostrato di essere lo standard ideale per i soggiorni bleisure».

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Valentina Neri
Valentina Neri

Giornalista

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