Missione sicurezza:
così ripartirà il travel

Missione sicurezza: <br>così ripartirà il travel
13 Ottobre 07:00 2020 Stampa questo articolo

Parola d’ordine: sicurezza. Nome in codice: modello crociere. Strategia: test con tampone rapido per tutti. Livello di difficoltà: medio/alto. Che l’approccio dell’industria crocieristica sia diventato un caso di studio a livello internazionale adesso è evidente. Lo citano i big del turismo – e non solo – come l’unica chance per la ripresa dei viaggi oggi in tranquillità.

Di certo, non ci sono garanzie al 100% – né in viaggio, né se si fa la spesa al supermercato – in una fase di cosiddetta “convivenza” con il Covid-19, mentre si attraversa una situazione dinamica che sta mettendo i Paesi del mondo nella condizione di prendere nuovi provvedimenti via via che si rendano necessari e soprattutto di modificarli in corso d’opera monitorando i dati sull’andamento dei contagi.

Se le mascherine, l’igienizzazione delle mani, il distanziamento sociale restano i capisaldi del contrasto al virus, la ripresa economica e della libera circolazione delle persone per lavoro e per svago passa per misure ulteriori. La prima e più efficace si rivela quella dei tamponi a tappeto. Del resto, con la graduale apertura delle frontiere ai visitatori internazionali, diversi Paesi – tra cui Egitto, Maldive, Seychelles – chiedono all’arrivo in aeroporto di presentare un Pcr Test dall’esito negativo effettuato 48-72 ore prima. E questa appare l’unica strada per riaprire i corridoi turistici e ripensare al lungo raggio non solo come a un sogno esotico.

Il tour operating e le associazioni si stanno battendo e hanno avviato un dialogo con la Farnesina per esaminare la possibilità di alcune aperture extra Schengen (visto che ci sono Paesi europei con numero di contagi più alto rispetto ad altre destinazioni), tenendo ben presente l’attualità e le limitazioni dettate dall’emergenza. L’ipotesi tampone veloce prima di partire e secondo tampone al rientro è caldeggiata dagli addetti ai lavori, come ha sottolineato Alpitour con il direttore t.o. Pier Ezhaya. Insomma, outgoing – almeno per destinazioni come Repubblica Dominicana, Dubai, Maldive, Zanzibar – e incoming alla massima sicurezza possibile, che consentirebbe a t.o. e adv di rifiatare e ai turisti di non rinunciare all’inverno caldo, dopo un’estate sicuramente sacrificata, con prezzi che non si prevedono al rialzo nel breve. Con buona pace del cliente/viaggiatore, che si abituerà al controllo un po’ invasivo in cambio della libertà di prendere un aereo. Sempre che, come si spera, non prendano piede i test salivari.

Anche di questo ha discusso il ministro della Salute Roberto Speranza nell’informativa a Camera e Senato: «La sicurezza sanitaria è il punto di partenza di ogni ripresa economica – ha detto – Lavoriamo per aumentare la capacità di testing e tracciamento. Abbiamo superato i 20mila tamponi al giorno, mentre l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha iniziato la fase di validazione del primo vaccino. Non pensiamo solo ai test molecolari, comunque. L’esperienza estiva degli aeroporti con i test antigenici ci ha incoraggiato, anche per via della risposta rapida. L’auspicio è poter utilizzare a breve i test salivari».

I viaggi organizzati possono offrire anche un’altra garanzia di sicurezza, con il cosiddetto effetto “bubble” testato anch’esso dalle crociere: una bolla di protezione per le escursioni in cui sono tutelati gli ospiti così come le comunità locali.

E se le navi hanno fatto da apripista sui protocolli rigidi a tutela dei passeggeri e si preparano con fiducia al 2021, gli aerei stanno percorrendo la stessa strada. Lo ha chiesto Iata proponendo, appunto, il test antigenico rapido obbligatorio per tutti i passeggeri prima della partenza di ogni volo, per ovviare a quarantene o restrizioni, d’accordo con diversi governi e aeroporti. Nelle prossime settimane si dovrebbe arrivare a risultati in 15 minuti, con dispositivi «a costi bassi e in quantità sufficienti per alcuni milioni di passeggeri», ha detto il direttore generale Alexandre de Juniac.

A supporto dell’associazione le 19 compagnie dell’alleanza SkyTeam, con big del calibro di Air France-Klm, Delta Air Lines, Aerolineas Argentinas, Air Europa, China Airlines e Alitalia, visto anche il calo del 92% dei passeggeri rispetto allo scorso anno. Per i membri è necessaria una soluzione standardizzata a livello globale per ripristinare la fiducia nei viaggi aerei. Alcuni vettori, come Etihad, sono già partiti con il Pcr Test gratuito, o meglio incluso nel biglietto, per volare da Abu Dhabi.

Insieme a Iata, Aci Europe e Airlines for Europe hanno scritto alla presidente della Commissione europea von der Leyen per l’implementazione dei test. Intanto gli aeroporti attuano e progettano controlli a tappeto, diversificazione degli accessi, check point intelligenti. Recuperano terreno gli Stati Uniti, partiti il 1° ottobre dall’aeroporto di Tampa, in Florida, con un progetto pilota che rende disponibile in partenza il test per tutti i passeggeri muniti di biglietto: 57 dollari per quello rapido e 125 per la versione più lenta. Miami si sta attrezzando per la stessa procedura.

Nel settore dell’ospitalità c’è stato Baja Hotels, in Sardegna, a offrire test sierologici gratuiti all’arrivo. La pratica si sta diffondendo e Room Mate Hotels, in collaborazione con Quirónprevención, è diventata la prima catena alberghiera a offrire test Covid-19 gratuiti per gli ospiti che effettuano il check in presso i suoi hotel, con risultati in 15 minuti. Si parte con gli hotel spagnoli e poi il servizio verrà implementato nelle altre strutture in Francia, Italia, Paesi Bassi, Stati Uniti e Turchia.

L’Europa, e ancor prima l’Italia con le crociere, questa volta fa scuola. L’obiettivo non è certo facile, ma con la partecipazione di tutti diventa una mission possible.

L'Autore

Claudia Ceci
Claudia Ceci

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