Lufthansa sotto stress: più tagli a flotta e personale

Lufthansa sotto stress: più tagli a flotta e personale
27 Ottobre 10:17 2020 Stampa questo articolo

Le misure presse fino ad ora per fronteggiare la crisi dovuta all’emergenza da coronavirus non bastano più. Per Lufthansa è arrivato il momento di rendere ancora più dure le condizioni del piano di ristrutturazione presentato negli scorsi mesi, in considerazione dell’aggravarsi della situazione, e di una domanda che stenta a ridecollare.

Con una lettere indirizzata al cda della compagnia, il management del vettore ha messo nero su bianco come saranno chiuse “ulteriormente le attività nell’inverno 2020/21”, portandole a un quarto rispetto a quello dello scorso anno dal momento che “è probabile che il numero di passeggeri sia un quinto del livello dello stesso periodo del 2019”.

«Dobbiamo aumentare ulteriormente i nostri sforzi attuali per ridurre i costi», ha proseguito il team guidato dal ceo Carsten Spohr, sottolineando come Lufthansa sia riuscita a ridurre la sua perdita di reddito da 1 milione di euro (1,18 milioni di dollari) l’ora all’inizio della pandemia a “solo” 1 milione di euro ogni due ore.

Le misure che verranno adottate includono lo smantellamento di 125 aeromobili che dovevano essere inclusi nel programma di volo invernale. «Non possiamo più adempiere al nostro piano originale di tornare al 50% della capacità disponibile entro la fine dell’anno», ha affermato Lufthansa. Sul fronte occupazionale, sono 30mila i posti di lavoro messi a rischio, anche se Spohr ha detto che di essere determinato “a mantenere almeno 100mila delle 130mila posizioni nel gruppo”.

A settembre, come si ricorderà, il colosso tedesco dei cieli aveva già annunciato di voler tagliare un numero di posti di lavoro superiore ai 22mila già previsti nel piano diffuso la scorsa primavera.

Nella lettera, infine, si fa riferimento alla perdita di 4,1 miliardi di euro registrata dal vettore per i primi nove mesi dell’anno. “La somma aumenterà in modo significativo nel quarto trimestre. È più difficile che mai fare previsioni su come si svilupperà il settore”.

 

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Giorgio Maggi
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