L’Italia che “resiste” all’avanzata di bitcoin e blockchain

L’Italia che “resiste” all’avanzata di bitcoin e blockchain
11 Settembre 14:37 2018 Stampa questo articolo

Sarebbero quasi 1.000 le valute virtuali in circolazione nel mondo e con le quali vengono effettuate regolari transazioni. È quanto rivelato da ItaliaOggi che evidenziando come siano sempre più numerosi i Paesi dove avanzano bitcoin & co. e indica Giappone, Cina e Venezuela come i mercati dove la blockchain si sta diffondendo maggiormente.

In Europa la rivoluzione bitcoin stenta a decollare. E tra i Paesi più indietro su questo fronte c’è proprio l’Italia, dove – secondo il quotidiano economico – finora le autorità regolatrici non hanno fatto nulla per implementare l’uso della blockchain, anzi hanno cercato di intralciarne la diffusione nel timore che la situazione sfuggisse di mano.

Alla base c’è anche un deterrente culturale. Il Giappone, ad esempio, è da sempre più propenso all’uso delle nuove tecnologie rispetto alla maggior parte dei Paesi europei.

Nell’inchiesta di ItaliaOggi si sostiene anche che, dal punto di vista teorico, il pagamento in bitcoin o altra moneta virtuale è più sicuro di quello con banconote: infatti nessuno memorizza il numero seriale della cartamoneta e non è prevista alcuna forma di tracciabilità automatica. Al contrario il passaggio del bitcoin da un wallet all’altro è sempre registrato sulla banca dati della blockchain. Per cui l’informazione risulta sempre recuperabile da chi ha fatto l’operazione e può essere mostrata alla Guardia di Finanza o a eventuali organi inquirenti.

Tutto questo vale per gli acquisti di importo inferiore a 3mila euro. Perché per quelli di importo superiore, per effetto dello spesometro, la transazione deve essere comunque segnalata all’Agenzia delle Entrate a fine anno da colui che ha ricevuto il pagamento. Quindi, di fatto – conclude l’articolo – per gli acquisti di minore importo l’uso del bitcoin ha caratteristiche simili a quello del contante, mentre per quelli superiori alla soglia dei 3mila euro è, almeno teoricamente, assicurato un buon grado di trasparenza sia ai fini fiscali sia rispetto alle norme antiriciclaggio.

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Andrea Lovelock
Andrea Lovelock

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