L’Italia al Wtm: «Non siamo un Paese fast food»

06 novembre 14:40 2017 Stampa questo articolo

L’Italia non è un Paese fast food. Dal palcoscenico di Wtm London 2017, dove Enit è Premier Partner della manifestazione numero uno dell’industria globale del turismo, il ministro Dario Franceschini traccia la linea anche per il futuro governo, e rivendica i risultati ottenuti da quando l’unificato ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo ha iniziato la sua attività.

«Con il turismo abbiamo un problema opposto ad altri settori, si tratta di governare la crescita di un industria che cresce ogni anno in tutto il mondo. E la filosofia che abbiamo portato avanti in questi anni, è quella dell’Italia come museo diffuso, mescolando tutte le eccellenze del nostro Paese per ottenere un prodotto unico».

E allora, attenzione puntata su un turismo non massificato e «colto», capace di apprezzare le caratteristiche di un turismo lento ed esperienziale, con la stessa «differenza che c’è tra slow food e fast food». Tra le iniziative messe in campo negli ultimi anni di maggiore successo, prosegue il ministro, «voglio ricordare la nomina annuale di una Capitale italiana della Cultura e l’identificazione ogni anno di un tema diverso da celebrare».

Così, se il 2017 è stato l’anno dei borghi, il 2018 sarà dedicato al cibo made in Italy in tutte le sue varianti e quello successivo allo slow tourism. Intanto, se lo Stivale è in cima alla classifica del FutureBrand’s Country Brand Index per turismo e cultura ed è il Paese più fotografato su Instagram con 68,5 milioni di tag, la ricerca inedita Be-Italy, condotta da Ipsos per Enit in 18 Paesi del mondo, ha rivelato come proprio l’Italia sia la meta più sognata dai turisti stranieri, davanti a Stati Uniti e Australia.

«Lo sostiene il 37% degli intervistati – ha aggiunto Fabio Lazzerini, consigliere delegato Enit – Una percentuale che sale al 41% se si parla di ceti elevati e al 35% quando si tratta di repeater. Senza contare che il brand Italia risulta dalla ricerca essere al primo posto nel mondo in termini di qualità, creatività e inventiva».

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Giorgio Maggi
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