L’idea choc di Qantas: “Obbligo di vaccino per volare”

L’idea choc di Qantas: “Obbligo di vaccino per volare”
26 Novembre 10:53 2020 Stampa questo articolo

Non è come un passaporto sanitario, ma forse è anche molto di più. L’idea della compagnia aerea Qantas prevede l’obbligo di vaccino anti Covid per imbarcarsi prossimamente sui propri aerei. Oltre al passaporto e il visto, quindi, i passeggeri della compagnia aerea dovranno presentare un certificato che attesta l’avvenuto vaccino per poter entrare in Australia.

La proposta, che ha fatto il giro del mondo in poche ore, è stata lanciata dal ceo di Qantas, Alan Joyce, assieme al ministro della Salute del governo di Canberra, Greg Hunt.

«Una volta che il vaccino sarà disponibile chiederemo a chi acquista un volo Qantas di esibire un certificato che attesta di aver fatto la vaccinazione contro il Covid oppure di caricare il documento sull’applicazione sullo smartphone – ha detto l’ad di Qantas – Penso sia una decisione necessaria che sarà argomento di discussione in tutto il settore nel mondo».

A Joyce ha fatto da eco anche il ministro australiano Hunt che ha sottolineato come per entrare «nel nostro Paese la vaccinazione sarà una condizione necessaria in alternativa alla quarantena di due settimane».

La proposta di Qantas, però, ha fatto storcere il naso in Europa, soprattuto ai vertici delle due big Ryanair e Lufthansa che – secondo quanto riporta il Corriere della Sera – temono che questo obbligo abbia un impatto significativo sulla libertà di circolazione prevista dalle norme europee e sui diritti personali e la privacy, oltre ad essere controproducente rispetto al sistema dei tamponi rapidi per una effettiva ripartenza.

Secondo Iata, infatti, sarebbe meglio puntare sul sistema di screening e test negli aeroporti, come sta provando a fare anche l’aeroporto di Fiumicino nei voli Italia-Usa.  «Il modello australiano potrebbe non funzionare in altre aree – ha detto il ceo, Alexandre de Juniac – Non soltanto perché vieterebbe a diverse persone di spostarsi, ma anche perché la disponibilità del vaccino non sarà omogenea in tutto il mondo».

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