Lezione americana all’Ipw di Anaheim

Lezione americana all’Ipw di Anaheim
18 giugno 07:00 2019 Stampa questo articolo

In oltre 40 anni di lavoro nel turismo ho naturalmente partecipato a un numero ragguardevole di fiere, conferenze, eventi vari, ma devo confessare che l’Ipw – dove ho cominciato ad andare, con qualche defezione più o meno volontaria, quando ancora si chiamava PowWow – è sempre stato uno dei miei appuntamenti preferiti.

Perché è organizzato benissimo, e tutto fila liscio senza un intoppo, nonostante il numero piuttosto consistente di partecipanti: quest’anno ad Anaheim, in California, erano presenti oltre 6.000 professionisti del travel provenienti da 70 Paesi, 500 giornalisti internazionali e migliaia di organizzazioni turistiche da ogni stato e regione degli Usa, in rappresentanza di tutte le categorie dell’industria, dai tour operator agli enti del turismo, dagli alberghi alle compagnie di trasporto, dalle attrazioni alle organizzazioni sportive. E perché riesce a trasmettere una grande carica di entusiasmo ed energia. Il segreto penso sia dovuto al mix perfetto tra lavoro e momenti di intrattenimento.

Perché si lavora, e tanto: quest’anno solo al Brand Usa Marketplace Hall più di 110mila appuntamenti d’affari, per la maggior parte prefissati, e per i giornalisti conferenze stampa una dopo l’altra. E si stima che solo gli incontri tra fornitori e compratori genereranno nei prossimi tre anni circa 5,5 miliardi di dollari in futuri viaggi internazionali negli Stati Uniti.

Nel celebrare il successo di questa 51ª edizione dell’Ipw, Christopher L. Thompson, presidente e ceo di Brand Usa, l’organizzazione che promuove l’America come destinazione nel mondo, e Roger J. Dow, presidente e ceo della U.S. Travel Association, hanno ricordato i risultati ottenuti negli ultimi sei anni: un incremento sia di visitatori internazionali, quasi sette milioni, sia di spesa, pari a 21,8 miliardi di dollari, con la creazione di quasi 52mila posti di lavoro all’anno, tasse federali, statali e locali per 6,2 miliardi di dollari, e un impatto complessivo sull’economia americana di 47,7 miliardi di dollari. Mentre la spesa dei viaggiatori internazionali negli Stati Uniti ha generato un surplus di 69 miliardi nel solo 2018. Che però nel 2015 era di 99 miliardi.

«Il turismo va tenuto fuori dalle guerre commerciali», hanno dichiarato sia Thompson che Dow. In particolare Dow ha raccontato di aver fatto presente al presidente Trump in persona, in occasione di un incontro faccia a faccia, l’importanza dell’industria turistica per l’economia americana, e come sia possibile incrementare la crescita senza compromettere la sicurezza. L’obiettivo è, tra l’altro, estendere il Visa Waiver Program, che oggi riguarda 38 Paesi.

Molte le nuove iniziative annunciate, tra cui due campagne promozionali (United Stories, che in giro per tutto il Paese cattura storie straordinarie raccontate da voci locali, e Hear the Music, Experience the Usa, con cinque artisti di cinque città che rappresentano cinque generi musicali) e una partnership con Spotify per creare una playlist specifica per 20 destinazioni negli Stati Uniti. E ancora: contenuti su diverse destinazioni americane disponibili anche on demand sul canale Tv GoUSA, ora visibile su Apple Tv, Roku e Amazon Fire; e un film per schermo gigante, “Into America’s Wild” (titolo non definitivo, in ballo anche “Exploring Wild America” e “America’s Natural Wonders”, e all’IPW si poteva votare il titolo preferito), che verrà presentato a Washington il prossimo febbraio.

Inoltre è stata annunciata una nuova partnership con Marriott International, e sono state ricordate iniziative strategiche come il 13° U.S.-China Tourism Leadership Summit, in programma dal 17 al 22 settembre a Seattle, e per la prima volta la Brand Usa Travel Week, che si terrà a Londra dal 9 al 13 settembre.

Sul fronte dell’intrattenimento, tante le iniziative e gli spettacoli di altissimo livello, sempre molto coinvolgenti. A cominciare dai tre lunch di lavoro, che sono stati allietati: da un concerto dal vivo dei Beach Boys, la band nata nel 1961 proprio in California, tra “Surfin’Usa”, “Wouldn’t It Be Nice” e “Good Vibrations”, sponsorizzato da Brand Usa; da un condensato di alcuni momenti iconici di tre musical di Broadway – “The Lion King”, “Aladdin” e ”Frozen” – sponsorizzato da Nyc & Company e da Broadway Inbound (distributore di biglietteria per l’industria turistica); e da uno spettacolo promosso da Experience Kissimee e Universal Orlando Resort.

Per quanto riguarda le serate, dopo esserci immersi nella magia intramontabile di Disneyland Resort, dove è stata appena inaugurata l’ultima attrazione, Star Wars: Galaxy’s Edge – un universo intergalattico tutto da esplorare, magari a bordo del Millennium Falcon – abbiamo partecipato a un party sulla spiaggia lunghissima di Huntington Beach, famosa come la Surf City Usa; per finire con le incredibili montagne russe del Knott’s Berry Farm, il primo parco a tema della California, tra pollo fritto, spettacoli, tirassegno e giochi vari in una città fantasma del vecchio West.

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Cristina Melis
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