L’evoluzione degli scali italiani da Bologna a Napoli

L’evoluzione degli scali italiani da Bologna a Napoli
07 Maggio 07:00 2019 Stampa questo articolo

Addio vecchio Piano degli aeroporti. Ne serve uno nuovo, «adeguato ai volumi di oggi». Parola del presidente dell’Enac, Nicola Zaccheo, a margine della recente Conferenza nazionale del trasporto aereo.

La richiesta di aggiornamento è arrivata direttamente dal pentastellato ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, che «ha incaricato l’Enac di rivedere il Piano degli aeroporti. Ci stiamo già lavorando – assicurava a marzo Zaccheo – e contiamo nei prossimi mesi di presentare al governo una bozza, che prima vorrei discutere con le parti».

Ma cosa conterrà il nuovo documento? Più fondi pubblici e fondi strutturali europei per gli investimenti, soprattutto nei piccoli aeroporti, ma anche una maggiore integrazione con l’alta velocità ferroviaria per aumentare tutta l’accessibilità degli scali.
Nel frattempo, però, alcuni degli aeroporti medio-grandi della Penisola – soprattutto quelli con maggior tasso di crescita – hanno già in cantiere numerosi interventi per migliorare l’operatività.

È il caso di Napoli Capodichino, scalo che nel 2018 ha registrato una crescita annua del 15,8% (quasi 10 milioni di passeggeri), che presto avrà un collegamento diretto con il porto e la stazione centrale della città partenopea. Sono partiti da poche settimane,  infatti, i lavori per la stazione ferroviaria che sorgerà all’interno dello scalo e che implementerà il servizio della Linea 1 della metropolitana cittadina. La stazione di Capodichino-Aeroporto, progettata dall’architetto Richard Rogers, entrerà in funzione, con il servizio navetta, nel 2022, per poi lavorare a pieno regime a partire dal 2024.

L’aeroporto Marconi di Bologna, invece, punta su oltre 200 milioni di euro d’investimenti con due priorità: l’ampliamento del Terminal e dell’area parcheggi entro i prossimi 5 anni. Il progetto della società che gestisce l’aeroporto, infatti, prevede  un’espansione di oltre 24mila mq dell’attuale sala imbarchi con un nuovo molo e un’area centrale a disposizione di tutti i passeggeri con esercizi commerciali.  Entro l’estate, infine, è atteso l’avvio del People Mover, la monorotaia che collegherà l’aeroporto alla stazione centrale di Bologna in soli sette minuti e mezzo.

Al di là dell’Appennino, infine, Firenze vede concretizzarsi il progetto di ampliamento del suo scalo aeroportuale. Il 16 aprile scorso, infatti, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha sancito, con apposito decreto, la conclusione positiva del procedimento del Masterplan 2014-2029 dell’Aeroporto Amerigo Vespucci che prevede la realizzazione di una nuova pista da 2.400 metri e di un nuovo terminal. Le previsioni di Toscana Aeroporti parlano di un traffico annuo dei passeggeri che raddoppierebbe (da 2,6 milioni a 4,5 milioni entro il 2029) con un network di oltre 130 destinazioni nel mondo.

Via libera del ministero dell’Economia e delle Finanze anche al programma che dovrà portare l’Enac a dare la concessione ultraventennale allo scalo di Salerno-Costa d’Amalfi, premessa per la fusione del piccolo aeroporto con Napoli Capodichino, sotto l’egida della società di gestione Gesac. L’obiettivo è la nascita di una rete degli aeroporti campani, costituita da Napoli e Salerno. Una volta risolta la questione della concessione, saranno emessi i bandi di gara per i lavori di adeguamento della pista, dell’aerostazione, dei parcheggi, della sicurezza e della viabilità da e per l’aeroporto di Salerno.

In Sicilia, invece, Sac – la società che gestisce l’aeroporto di Catania – ha comprato lo scalo di Comiso nel Ragusano. L’acquisizione accelera il progetto di unificazione dei due scali, facendo di Comiso l’aeroporto satellite del Fontanarossa di Catania in grado, quindi, di redistribuire gli oltre 10 milioni di passeggeri previsti nei prossimi anni. L’accordo, inoltre, getta le fondamenta per la futura privatizzazione di Sac che dovrebbe cedere circa il 60% delle sue azioni a investitori privati anche stranieri.

È sempre più in bilico, infine, il futuro dell’aeroporto di Trapani. Dopo il fallimento del bando per le rotte in continuità territoriale – disertato dalle grandi compagnie aeree come Ryanair e Alitalia – è arrivato anche il rifiuto della Gesap, la società che gestisce lo scalo di Palermo, a soccorrere il vicino aeroporto. In piena emergenza, quindi, la Regione Sicilia – tramite l’Irsap, l’Istituto regionale per le attività produttive – ha chiesto a Sac, che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso di avviare le trattative per acquisire Trapani. Una soluzione molto originale che non ha ricevuto, al momento, nessun feedback da Sac (impegnata nel suo progetto di privatizzazione, la società non vede di buon occhio l’acquisizione di uno scalo poco produttivo).

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