L’estate tiepida dell’Italia: 340mila presenze in meno

L’estate tiepida dell’Italia: 340mila presenze in meno
10 Settembre 11:56 2018 Stampa questo articolo

In Italia il turismo estivo non è cresciuto: anzi, si registra un leggero calo. È quanto emerge dall’indagine realizzata dal Centro studi turistici di Firenze, per conto di Confesercenti-Assoturismo, su un campione di 2.406 imprese ricettive. La ricerca mette in evidenza un’estate nel complesso tiepida dal punto di vista turistico, nonostante la buona performance di agosto: tra giugno e agosto, infatti, il sistema ricettivo italiano ha registrato 210,3 milioni di presenze, un dato sotto le previsioni che segna una flessione dello 0,2% sul trimestre estivo dello scorso anno.

Meno italiani. Nel corso del trimestre, nella rete alberghiera ed extra alberghiera ufficiale, sono stati registrati 110,9 milioni di presenze (-0,9%, pari a -992mila unità). Ancora in crescita, invece, gli stranieri: le presenze estere hanno raggiunto i 99,4 milioni, +0,7% – o +652mila – sul 2017. Complessivamente il mercato turistico ha registrato una flessione di 340mila presenze. Tra gli stranieri, si registra l’aumento di visitatori provenienti da Francia, Benelux, Svizzera, Paesi scandinavi e dell’Est. In calo, invece, giapponesi e indiani.

«A inizio stagione le aspettative delle imprese erano migliori. La domanda italiana ha sofferto il maltempo, che ha imperversato sin dal mese di giugno penalizzando alcune aree del Nord, ma anche la ripartenza di alcuni paesi nostri competitori che hanno inciso sul turismo balneare – spiega il presidente di Assoturismo Confesercenti Vittorio Messina – È cambiata la geografia dei flussi turistici nel bacino del Mediterraneo, dove non solo sono tornate alla ribalta alcune destinazioni economicamente vantaggiose, ma si è ulteriormente rafforzato il posizionamento della Croazia e della Grecia».

Dai risultati dell’indagine emerge un trend abbastanza differenziato per le diverse tipologie di imprese italiane. In particolare, nel trimestre estivo il comparto alberghiero ha segnato il +0,1% (-0,6% di italiani e +0,9% di stranieri). La flessione registrata nelle strutture dell’extralberghiero è del -0,5% (-1,3% di italiani e +0,4% di stranieri). Nelle macro aree regionali, il Nord Ovest segna il risultato migliore (+1%) grazie all’aumento della domanda straniera (+1,4%) e alla stabilità di quella italiana (+0,5%). La flessione delle presenze nel Nord Est è stimata al -1% (-0,7% gli stranieri e -1,4% gli italiani). C’è un +0,4% di pernottamenti nelle aree del Sud e delle isole, con il +3,3% di stranieri e il -1% di italiani. Andamenti di stabilità sono stati registrati anche nelle regioni del Centro Italia (+0,3%), dove il mercato estero ha segnato il +1,2% e quello italiano il -0,5%.

I risultati sono abbastanza differenziati anche per le diverse tipologie di prodotti: località di interesse storico e artistico registrano un aumento stimato delle presenze al +1,2%, con rafforzamento degli stranieri (+1,5%) e leggero incremento degli italiani (+0,7%); località marine, con l’offerta balneare che nel complesso segna il -1,1%, con il -2% di italiani e una stabilità del mercato straniero (+0,2%); località campagna/collina ha l’incremento stimato del +1,3%, con una flessione degli italiani (-1,3%) e una sensibile crescita del mercato estero (+2,5%); località lacuali con stabilità delle presenze (+0,8% di italiani e -0,2% di stranieri);   località termali si attestano al -1,7%, con un calo significativo sia degli italiani (-1,9%) sia degli stranieri (-1,4%); località montane confermano i valori del 2017 (-0,5% di pernottamenti italiani e +1,5% di stranieri); località ad altro interesse con +0,9% di stima del trimestre (+0,8% di italiani e +1% di stranieri).

«Dopo qualche anno di crescita il settore sperava che la propensione a viaggiare degli italiani si irrobustisse ulteriormente. Però, grazie agli stranieri non è andata male; l’offerta turistica italiana è riuscita a rafforzare il suo posizionamento sui mercati turistici europei ed extraeuropei – aggiunge Messina – Ma non è andata nemmeno troppo bene perché alcune aree hanno registrato un calo della domanda e per molte imprese non vi è stato il riconoscimento sperato ai loro investimenti in innovazione, che comunque continuano a portare avanti. Il Governo deve sostenere il settore con maggiore convinzione, aumentando la dotazione dei bonus riqualificazione per le strutture ricettive alberghiere: va concesso a chiunque ne faccia domanda, come per l’edilizia residenziale. Ma serve un impegno in più anche su destagionalizzazione e illegalità».

Nonostante il calo della domanda dell’ultimo periodo, il 33,5% delle imprese prevede di realizzare a breve nuovi investimenti. Le segnalazioni più numerose sono giunte dagli imprenditori del Sud e delle Isole (38,1%), seguite da quelle del Centro (34,6%), del Nord Ovest (31,9%) e del Nord Est (30,2%). Inoltre, sulla base della percezione degli intervistati, per il mese di settembre dovrebbe registrarsi una nuova flessione del mercato. La stima è del -0,9% e, tranne per le città d’arte, dovrebbe essere uniformemente distribuita per tutte le tipologie di prodotti.

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