L’equazione perfetta della Premium Economy

L’equazione perfetta della Premium Economy
26 aprile 11:50 2017 Stampa questo articolo

L’ultima in ordine di tempo è stata Iberia, che ha presentato la sua nuova Premium Economy destinata a essere introdotta sui voli tra la Spagna e il Sud America. Ma prima del vettore spagnolo, le compagnie che solo negli ultimi mesi si sono convertite a quella che, a tutti gli effetti, è una vera e propria via di mezzo tra la semplice classe Economica e la Business, sono state molte.

E tutte con un unico obiettivo: rendere, in tempi di budget ristretti e travel policy più rigorose (dove la regola, per molte aziende, è diventata quella di far viaggiare i propri dipendenti in Economy, anche nei viaggi intercontinentali), le nuove classi più confortevoli delle economiche, e meno care delle Business. Dove, pagando un leggero sovrapprezzo, fosse possibile affrontare una tratta di lungo raggio avendo a disposizione, prima di tutto, poltrone più comode, con tanto di poggiatesta e poggiapiedi ideali per rilassarsi. In Premium, poi, i sedili arrivano a offrire un pitch fino a 96 cm (contro gli 80 cm in media dell’Economy), mentre anche la loro larghezza – da 48 a 51 centimetri (contro i 43 dell’Economy) – vince facilmente il confronto.

In più, i passeggeri di questa nuova tipologia di classe hanno diritto a maggiori plus rispetto a una classe economica tradizionale. Qualche esempio? Check in e imbarchi prioritari, priorità anche nel ritiro dei bagagli, policy più generose su quanto è possibile portarsi in cabina, menù e intrattenimento di bordo più ricco, prese Usb e laptop, schermi individuali Lcd da 10-12 pollici, cuffie anti-rumore, connessione wifi. Risultato: a distanza di più di vent’anni da quel lontano 1992 in cui Virgin Atlantic decise di inventarsi una nuova classe, i vettori che hanno seguito l’intuizione di sir Richard Branson vanno – solo per citare gli esempi più recenti – da Lufthansa a Qantas, da Singapore Airlines ad Air Canada e Turkish Airlines. Non solo: a essere stata folgorata sulla via della Premium Economy è stata anche Emirates, che diventerà la prima compagnia del Golfo a proporre ai propri passeggeri una classe con questa tipologia. «Siamo ancora in una fase preliminare del progetto, ma entro i prossimi 18 mesi entrerà in servizio a bordo dei nostri aerei», ha detto qualche settimana fa il numero uno della compagnia Tim Clark.

Per non parlare di quello che sta accadendo oltreoceano, dove tutte le big a stelle e strisce si sono buttate su quello che sembra un nuovo must. Mentre American Airlines sta iniziando a far volare i propri aeromobili con la nuovissima Premium, dopo aver inaugurato il nuovo prodotto a ottobre sul suo Boeing B787 Dreamliner, Delta ha annunciato che la nuova cabina Premium farà il suo debutto su alcune tratte operate dagli Airbus A350 tra la fine del 2017 e i primi mesi del prossimo anno, quando anche i Boeing 777 ne saranno equipaggiati.

E se per molti vettori la Premium Economy diventa una scelta vincente solo per le rotte più lunghe, ciò che accomuna tutti è la tipologia di clientela che la compra: soprattutto business traveler con budget ristretti, a cui fanno compagnia una nicchia di passeggeri leisure, in cerca di qualche comodità in più, un prezzo ragionevole. Il problema però, quando si parla di una classe intermedia, è sempre quello sintetizzato su Skift da Willie Walsh, ceo di Iag: «È una vendita al ribasso o al rialzo? La verità è una sola: bisogna riuscire a dare ai viaggiatori il prodotto che cercano, proprio come è stata la nostra World Traveller Plus quando è nata nel 2000».

Se conviene, quando conviene

In un settore dove gli yield si misurano spesso in centimetri quadrati, sono in molti a pensarlo. Decidere se puntare su una Business (o First) class rinnovata o, invece, sul lancio di una Premium Economy, farà la differenza nei prossimi anni. «Oggi per molte compagnie la Premium è una sorta di nuova Business Class», ha detto al Wall Street Journal Kent Craver (nella foto), director of cabin experience and revenue analysis a Boeing. E in effetti, se pensiamo a quello che erano le Business class negli anni Ottanta – poltrone con un pitch da 38 a 40 pollici, un servizio appena migliore di quello di economy – il paragone non è per niente azzardato. Tanto più che, mentre negli anni Ottanta e Novanta, la differenza di prezzo tra Economy e Business era “solo” di tre o quattro volte, ai nostri giorni è arrivato a essere di setto-otto volte superiore.

A conti fatti, però, conviene davvero volare con un biglietto di questo tipo? Secondo il sito SeatGuru.com, un volo in Premium su una rotta transatlantica costa almeno l’85% in più rispetto a uno in Economy; prenotato sottodata, poi, arriva anche a +95-110%. Più o meno lo stesso di quanto accade per i voli transpacifici e, comunque, circa il 65% in meno di quanto si pagherebbe in Business. Con la differenza che in classe d’affari qualsiasi compagnia offre un prodotto con circa il 50% in più di spazio per le gambe, oltre a catering, servizi a terra e a bordo di qualità decisamente superiore. «Quando il costo extra è del 10-15% rispetto all’Economy, scegliere la Premium è un buon affare – dice ancora il sito – senza contare che se la compagnia non ha venduto tutti i posti in Business, può capitare al check in di ricevere un upgrade, più o meno gratuito».

Sul podio c’è Air New Zeland

Docce e bagni privati in stile first class, nessuna le avrà mai. E nemmeno poltrone lie-flat. Ma anche tra le Premium Economy, la differenza c’è, eccome. A metterlo nero su bianco arriva come ogni anno la classifica stilata da Skytrax, che sulla base delle opinioni dei viaggiatori, ha assegnato il riconoscimento quale “Best Premium Economy Class Cabin Seat” per il 2016 ad Air New Zealand. Alle sue spalle, Qantas Airways, seguita da Lufthansa, Japan Airlines e Cathay Pacific. Nella top ten non mancano poi altri due vettori europei – Air France (al sesto posto) e Aeroflot (in ottava posizione) – anche se la maggioranza tra i migliori 10 rimane di provenienza Far East: China Airlines (settima), Singapore Airlines (nona) e Virgin Australia (decima).

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Giorgio Maggi
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