Le 5 sfide delle compagnie aeree per tornare ai livelli pre Covid

Le 5 sfide delle compagnie aeree per tornare ai livelli pre Covid
30 Aprile 12:46 2021 Stampa questo articolo

Almeno due anni di resilienza ed un ritorno alla normalità pre Covid solo nel 2024: sono le nuove previsioni per il trasporto aereo tracciate da uno studio della McKinsey che rileva come nel 2020 le entrate dell’industria aerea sono state di 328 miliardi di dollari, appena il 40% di quelle dell’anno precedente, un valore che segna un ritorno ai livelli del 2000.

Nel dettaglio lo studio McKinsey evidenzia che la pandemia ha dato avvio a 5 trasformazioni radicali nell’industria dell’aviazione. Per ognuno di questi cambiamenti, McKinsey ha individuato una call to action che le compagnie dovrebbero implementare per adattarsi alla nuova realtà.

Innanzitutto, il primo indicatore è che  saranno soprattutto i viaggi di piacere ad alimentare la ripresa, mentre i  viaggi d’affari impiegheranno più tempo a riprendersi, e anche allora, probabilmente si riprenderanno solo a circa l’80% dei livelli prepandemici entro il 2024, a causa della permanenza di alcune forme di lavoro a distanza e altre modalità di lavoro flessibile, e quindi le persone faranno meno viaggi per lavoro. A fronte di questo trend le compagnie aeree saranno quindi chiamate a ridefinire gli aspetti economici delle loro attività, specialmente i voli a lungo raggio. Un minore contributo del traffico d’affari potrebbe richiedere una diversa logica dei prezzi e dei cambiamenti nella rete. Inoltre, le compagnie dovrebbero riconfigurare le cabine per far fronte all’aumento della quota di traffico turistico.

Nel secondo indicatore di rilievo si evidenzia che gli alti livelli di debito influenzeranno i prezzi dei biglietti e ci sarà una maggiore incidenza dei governi nel settore, in quanto  attingendo agli aiuti statali, alle linee di credito e alle emissioni di obbligazioni, l’industria aerea ha accumulato più di 180 miliardi di dollari di debito nel 2020, una cifra equivalente a più della metà delle entrate annuali totali dell’anno. Tutto questo potrebbe equivalere a un aumento di circa il 3% del prezzo dei biglietti. Ciò  significa che lo Stato diventa un attore più attivo, e di conseguenza  le compagnie si troveranno a dover trattare più da vicino con le autorità.

McKinsey rileva poi che nell’immediato futuro si assisterà ad una maggiore disparità di prestazioni tra le compagnie aeree. Le compagnie aeree che non si stanno trasformando proattivamente rischiano di non riuscire a impostare il proprio business in modo da favorire la creazione di valore sul lungo termine. Ciò vuol dire che se anche molte compagnie aeree si trovano in difficoltà finanziarie, sarebbe utile investire di più nell’It e nella digitalizzazione. Prima della pandemia, le compagnie aeree spendevano circa il 5% delle loro entrate in IT, un valore relativamente basso rispetto ad altri settori. Infine lo studio McKinsey tratta il tema delicato del mercato degli aeromobili che da qui ai prossimi anni potrebbe presentare un eccesso di Offerta e quindi di disponibilità.

Già nei mesi scorsi molte compagnie aeree hanno restituito aerei relativamente nuovi ai fornitori. Non a caso i prezzi per il leasing di aerei usati sono crollati e probabilmente rimarranno bassi (il leasing mensile di un Boeing 777-300ER del 2016 era di circa 1,1 milioni di euro nel 2019 ed è sceso a meno di 700mila euro nel 2020). Di conseguenza se le finanze lo permetteranno, i vettori possono considerare di agire in senso anticiclico, bloccando gli ordini per nuovi aerei o confermando i leasing operativi ora che la domanda è bassa.

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