L’analisi del Ciset: “Nuovi modelli di business per il travel”

L’analisi del Ciset: “Nuovi modelli di business per il travel”
26 Giugno 07:00 2020 Stampa questo articolo

Un calo di fatturato generalizzato e dei punti chiave da cui ripartire: anche il Ciset ha voluto dare il suo contributo all’analisi di impatti e prospettive per il turismo post Covid-19, realizzando un questionario rivolto agli ex “masterini”, ovvero coloro che hanno frequentato il Master in Economia e Gestione del Turismo, corso di studi del Dipartimento di Management di Ca’ Foscari-Ciset. E che oggi lavorano in larga parte nel settore.

Il primo dato emerso è, appunto, una flessione del fatturato: in rapporto ai due anni precedenti, il 30% stima un decremento annuale dal 50% al 75% e il 24% un calo superiore al 75%. L’intermediazione subisce l’impatto più pesante (rispetto all’hospitality) con una diminuzione stimata di oltre il 75%. Cancellazioni o cali di richieste vengono registrati per tutta l’estate.

Ma ora è il momento di investire sul rilancio. Come? Due sembrano essere le linee guida più efficaci: la riorganizzazione dei servizi, con lo sviluppo di nuovi prodotti, strategia che si rende necessaria sia alla luce delle disposizioni sulla sicurezza sia delle nuove esigenze dei vacanzieri. E poi focus sulla comunicazione. Non pagheranno, invece, le strategie di prezzo e sconti.

BIG DATA E FLESSIBILITÀ. La crisi accelera anche la necessità di saper analizzare i dati per comprendere il sentiment della domanda, e tra le figure strategiche anche il project manager assume un ruolo rilevante. L’inevitabile ridimensionamento dell’offerta renderà poi sempre più importante, sottolinea l’indagine, ruoli come l’analista dei costi e il performance manager.

La nuova normalità rimescola dunque le carte per tutti: le destinazioni dovranno lavorare su modelli di redistribuzione dei flussi, valorizzando made in Italy e prodotti locali. Anche la flessibilità nelle prenotazioni assumerà maggior rilievo. Le assicurazioni di viaggio per la copertura delle spese sanitarie svolgeranno un ruolo chiave e diventeranno probabilmente un requisito obbligatorio.

I TREND DI UNA RIPRESA LENTA. Il turismo si dirigerà verso le regioni che sono risultate più virtuose nella gestione dell’emergenza: verranno privilegiati quei territori che danno un senso di sicurezza ed esclusività come isole, resort, luoghi poco affollati che offrono un’immersione nella natura ed esperienze autentiche locali. Natura, destinazioni “secondarie”, turismo enogastronomico e attivo saranno i prodotti maggiormente ricercati. La ripresa si preannuncia lenta: il 37% stima che gli effetti negativi impatteranno per almeno un anno, per il 27% anche oltre. Enit, sulla base di dati Forward, ha stimato che nel 2020 il turismo in Italia subirà un calo del 41% di arrivi e di 47 milioni di visitatori, con 65 miliardi di euro in meno di spesa turistica.

L’ALLARME DI MILANI SUI BIG STRANIERI. Su tutto, ovviamente, aleggia l’enorme problema delle risorse, e il tema dei contributi a fondo perduto tiene banco anche durante la presentazione dei dati Ciset.

«I contributi a fondo perduto che alcune regioni sono riuscite a dare sono piccole boccate d’ossigeno, le aziende del turismo non possono stare ferme. Come federazione ci stiamo domandando come ripensare i modelli di business», ha spiegato Gabriele Milani, direttore Fto, che lancia l’allarme: «Il rischio è che qualche grande t.o. straniero o piattaforma digitale con ingenti risorse riesca a beneficiare di uno spazio che noi non siamo in grado di cogliere, a causa di debolezze storiche e dell’attuale situazione».

E fa l’esempio dell’incoming: in Spagna è sufficiente che parlino con tre o quattro grandi operatori di incoming. Da noi serve favorire la crescita delle aziende ma per ora non mi sembra che si vada in questa direzione».

DE MEDICI: INVESTIRE SUL VALORE. Secondo Antonello De Medici, membro del collegio dei docenti del Master in economia e gestione del turismo Ca’ Foscari-Ciset e general manager Hilton Molino Stucky Venezia, «i contributi a fondo perduto non bastano se l’imprenditore non si impegna in creatività e innovazione. I due driver del rilancio devoneo essere l’incremento percepito del valore e la sicurezza, non il dumping sui prezzi».

Certo, molte aziende dovranno rivedere il modello di business. Come per esempio quelle dei grandi eventi e Mice, che dovranno investire su formule ibride tra presenza in loco e digitale, spingendo sulla programmazione di un tempo di qualità dei visitatori anche grazie alla tecnologia.

De Medici concorda poi con l’indagine: »Bisogna investire su figure come il digital concierge e nelle destinazioni dovremmo avere dei manager. Il soggiorno non deve ridursi alla vendita di una camera, ma deve diventare un’esperienza».

 

L'Autore

Mariangela Traficante
Mariangela Traficante

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