La vita social dei manager: come evitare figuracce

La vita social dei manager: come evitare figuracce
10 Aprile 11:03 2017 Stampa questo articolo

Siamo arrivati a un punto in cui vita online e vita reale sono ben più che sovrapposte: commentiamo la notizia del giorno, condividiamo la nostra posizione, pubblichiamo foto, selfie, massime e ricordi. E sebbene Facebook sia nato con ben altri intenti, sarebbe ingenuo non considerarlo anche come uno strumento di lavoro. Ma come compensare l’esigenza di “postare” un’idea o una fotografia senza correre il rischio di minare la propria reputazione online? Di figuracce e gaffe sui social network ne leggiamo in continuazione: basta un tag imbarazzante o un like distratto a una pagina per farsi deridere.

Per questo sono nate una serie di imprese specializzate nello smacchiare i profili social. Si tratta di aziende di online reputation managing (la più nota è Reputation.com), geni del computer che si impegnano a trovare e cancellare ogni traccia scomoda o imbarazzante per rendere a un singolo o a un’azienda un’immagine libera da ogni post compromettente.

Ma al di là di questi servizi, che costano cari, esistono semplici accortezze che possiamo adottare per cercare di mantenere un profilo social che ci appartenga, ma che allo stesso tempo non metta a rischio la nostra immagine professionale.

Difendersi da tag imbarazzanti non è necessariamente complicato: basta una scelta oculata delle impostazioni della privacy – e un’altrettanta accorta selezione delle amicizie che accettiamo su Facebook.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato un breve e utile manuale, “Social Privacy – Come tutelarsi nell’era dei social network”, che dà dei suggerimenti utili su come muoversi nella nuova era digitale: al di là dei consigli su quali impostazioni definire per il proprio profilo, e delle raccomandazioni sulle persone con cui accettiamo di interagire, pone diversi quesiti ad hoc utili per riflettere su quale uso stiamo facendo della nostra pagina, e se corrisponda a quello che vorremmo.

Ti sei mai chiesto, come giovane in cerca di lavoro, se le informazioni contenute nel curriculum che hai spedito a un’azienda equivalgano a quelle che hai pubblicato sui tuoi profili social? O se quello che racconti della tua vita sia coerente con le tue aspirazioni professionali?

O ancora, come professionista, ti sei domandato se i gruppi ai quali sei iscritto sui social network possano avere effetti negativi sul tuo lavoro?

Senza sentirsi addosso una pressione eccessiva, interrogarsi sul nostro utilizzo di Facebook o Twitter può essere una buona pratica per poter continuare a utilizzare serenamente i nostri siti preferiti, così da poter interagire con amici e follower senza rischiare che la nostra vita social diventi un boomerang dannoso su altri aspetti.

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Chiara Mininni
Chiara Mininni

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