La sfida del flight shaming da Lufthansa a Klm

La sfida del flight shaming da Lufthansa a Klm
07 agosto 08:00 2019 Stampa questo articolo

Flight shaming, ovvero non salgo su un aereo perché altrimenti inquino. Sembra impossibile, ma in terra tedesca la “vergogna di volare” è uno dei problemi più attuali che il management del Gruppo Lufthansa si trova a dover affrontare con il proprio mercato domestico sulla scia di quanto è già avvenuto in Scandinavia, dove il “flygskam” è stato addirittura additato dal ceo della più importante compagnia dell’area come una delle principali cause della flessione che recentemente ha subìto il mercato domestico svedese.

«È nostro compito fare di tutto per diventare sempre più sostenibili», è stato il monito lanciato da Wilken Bormann, ceo dell’hub di Monaco per Lufthansa, durante un incontro con i media sulla terrazza della First Class Lounge dell’aeroporto bavarese, che ha ammesso «anche noi assistiamo a un calo del traffico domestico, e anche nei prossimi anni non ci aspettiamo più da questo punto di vista dei tassi di crescita così significativi come in passato».

Ecco spiegato il motivo dei nuovi ordinativi di A350-900 (oltre ai 15 già in flotta, il “vecchio” ordinativo di 25 ulteriori aeromobili è stato aumentato di 20 unità, destinate ad arrivare tra il 2022 e il 2027, ndr), di cui 17 posizionati proprio a Monaco.

«Si tratta di un aeromobile che utilizza carburante nel modo più efficiente possibile, con una media di soli 2,9 litri ogni 100 passeggeri per chilometro. Non solo, utilizzare questo tipo di aeromobile significa anche ridurre l’impatto del rumore per i residenti, se pensiamo che l’inquinamento acustico dell’A350 è inferiore del 50% rispetto a quello provocato da un A340», ha proseguito Bormann.

Complessivamente, il settore aviazione sta contribuendo alla riduzione delle emissioni di Co2 in ragione dell’1,5% all’anno entro il 2020, con l’obiettivo finale di arrivare al “meno 50%” entro il 2050, il tutto in confronto ai livelli del 2005.

Dal canto suo, per combattere il flight shaming, Klm ha recentemente lanciato una campagna di sensibilizzazione chiamata “Fly Responsibly“ in occasione dei festeggiamenti per i 100 anni dell’azienda.

In una lettera aperta, pubblicata nei principali quotidiani internazionali di Stati Uniti, Regno Unito, Brasile, Paesi Bassi e Germania, il vettore olandese ha esortato tutti gli attori del mercato ad unire le forze per prendere decisioni di viaggio più responsabili. La lettera scritta del ceo di Klm, Pieter Elbers, è stata accompagnata da un video con una serie di domande, tutte incentrate sulla reale necessità degli spostamenti aerei.

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Giorgio Maggi
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