La scommessa dell’Arabia Saudita: «Capitale del leisure»

by Roberta Moncada | 3 Novembre 2021 7:00

Se c’è un posto al mondo dove il turismo, nel post pandemia, guarda con estremo ottimismo al futuro – e soltanto al futuro – quello è l’Arabia Saudita. Progetti colossali, grandi eventi e investimenti pubblici, misti a fondi privati, fanno del Paese una delle mete più dinamiche a livello internazionale.

«L’Arabia Saudita ha aperto al turismo dall’estero nel 2019. All’inizio, in meno di sei mesi, abbiamo rilasciato più di 40mila visti, un numero entusiasmante. Dopo lo stop causa Covid, il 1° agosto abbiamo riaperto i confini a turisti vaccinati e non (con procedure diverse, ndr), e contiamo di avere ottimi risultati già nel 2022», dichiara Abdullah Bin Azzam Al Dakhil, portavoce e international communication manager di Saudi Tourism Authority, incontrato alla fiera di Rimini.

«L’obiettivo è cambiare la percezione dell’Arabia Saudita – continua – posizionando il Paese come una delle principali destinazioni leisure». Un piano ambizioso che si inserisce in una strategia di respiro ancora più ampio: Vision 2030, ovvero il programma di diversificazione economica per il Regno, per fa sì che sia sempre meno dipendente dal petrolio.

Il target per il settore turistico è di farlo contribuire per il 12% al Pil del Paese (oggi il suo impatto è del 3%), creando 1 milione di posti di lavoro. Per questo il Paese sta puntando su un’offerta turistica diversificata, dall’outdoor al lusso, passando per sport e grandi eventi.

Tra i principali focus il patrimonio archeologico-culturale: «Siamo nel cuore del mondo tra Africa, Europa e Asia, a sette ore di distanza dalla maggior parte dei Paesi – continua Al Dakhil – Anche grazie alla geografia che storicamente ci pone come crocevia di popoli e culture, abbiamo un patrimonio culturale di oltre 10mila siti archeologici».

Ad agosto è stato riconosciuto il sesto Patrimonio Unesco: la vasta area di arte rupestre di Hima, che si aggiunge al sito nabateo di Hegra (AlUla), alla cittadella di Turaif a Diriyah, a Jeddah antica (porta d’accesso alla Mecca), all’arte rupestre di Hail e all’oasi di Al-Ahsa. Ma Arabia Saudita è anche centri urbani con skyline futuristici, come Jeddah e Riyadh,e architetture moderne come la King Fahd National Library o il King Abdulaziz Center for World Culture di Riyad.

Molto ampia l’offerta anche per gli amanti dell’avventura: che si tratti di immersioni nel Mar Rosso, o di escursioni a sud, hiking e motocross nel deserto, o godersi un tramonto in mongolfiera ad AlUla, l’Ente del turismo dell’Arabia Saudita lavora a stretto contatto con t.o. da tutto il mondo per potenziare l’offerta in tal senso. Enorme spazio, poi, ai grandi eventi: dal Gran Premio di Formula 1 dal 3 al 5 dicembre a Jeddah fino al Rally Dakar. Non solo sport, però: la prima Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea dell’ Arabia Saudita andrà in scena dall’11 dicembre all’11 marzo 2022.

E ancora, sempre a dicembre, ci sarà la quattro giorni del The Middle Beast, uno dei più grandi festival musicali di musica elettronica che radunerà i più importanti dj sulla scena internazionale, e attirerà molti giovani. «L’entertainment ha un ruolo centrale – sottolinea Al Dakhil – Il 70% degli arabi sauditi è under 35. Giovani che stanno guidando il cambiamento del Paese: vogliamo offrire loro occasioni di arricchimento culturale, differentemente dal passato quando viaggiavamo per andare a questo tipo di eventi». Uno dei principali target della nascente industria turistica saudita è, però, il lusso, in particolare quello sostenibile con il colossale The Red Sea Project e il mega eco-resort Amaala.

«La pandemia non ci ha fermato – conclude il portavoce di Saudi Tourism Authority – Abbiamo 44 milioni di dosi di vaccino somministrate e un evisa. I turisti vaccinati possono entrare senza quarantena. Siamo il Paese che investe di più nel turismo al mondo e continueremo a farlo».

PROGETTI FARAONICI SUL RED SEA. Lusso sì, ma sostenibile. E non certo accessibile a tutti. Quello che l’Arabia Saudita sta mettendo sul piatto per posizionarsi come una delle destinazioni principali nello scacchiere del turismo mondiale di alta gamma è a di poco faraonico. Due, i progetti principali: l’ormai famoso Red Sea Project, e i piani per la costruzione dell’ecoresort Amaala. Il primo, prevede la creazione, entro il 2030, su oltre 200 km di costa nella parte ovest del Paese, di una serie di strutture (tra cui 50 hotel extra lusso, ville e alloggi privati) costruite secondo rigidi criteri di sostenibilità.

Il progetto includerà anche circa 90 isole e molti siti interni, e prevede anche la realizzazione di un aeroporto internazionale. Il progetto Amaala, invece, vedrà realizzato nella costa nord-occidentale del Paese, uno dei resort più futuristici ed esclusivi al mondo, sempre sulle rive del Mar Rosso, di cui l’Arabia Saudita ora rivendica la paternità di brand.

La sua apertura è prevista entro il 2030 e sarà suddiviso su tre aree per tre differenti tipologie di esperienze: Coastal Development, che ospiterà campi da golf, location per mostre, e più di 400 tra hotel e ville; Triple Bay, che sarà focalizzata sul benessere, con possibilità di trattamenti in strutture d’avanguardia; e infine The Island, un’isola che ospiterà giardini botanici e un villaggio per artisti, oltre a sette hotel e 400 ville.

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