La riscoperta dei treni storici

La riscoperta dei treni storici
03 luglio 07:00 2019 Stampa questo articolo

Dal ritorno dello storico treno delle Olimpiadi di Roma 1960, Arlecchino, al rinnovato Museo di Pietrarsa. Il piano d’investimenti di Fondazione Fs dedicato ai “treni storici” della Penisola prevede 80 milioni di euro, in collaborazione con il ministero dei Beni e delle Attività culturali, per il recupero e la valorizzazione di infrastrutture di trasporto: linee ferroviarie, ex caselli e stazioni. Un totale di nove linee ferroviarie per 600 chilometri di binari, oltre alle 10 sedi operative e 12 impianti di manutenzione dedicati ai treni storici.

Uno sforzo compiuto sulla scia del trend del turismo ferroviario in Italia che, nell’ultimo triennio ha coinvolto oltre 200mila viaggiatori con una crescita del 45%, e che in occasione del 2019-Anno del turismo slow trova l’esatto riscontro per chi sceglie un’esperienza di viaggio lenta e sostenibile, alla scoperta di scorci suggestivi e luoghi di storia e cultura.

Per far fronte all’incremento della domanda, la Fondazione – oltre al recupero di vetture già in asset e da tempo accantonate – si è occupata anche del reperimento di nuovi convogli presso privati e altre amministrazioni, come anche  le ferrovie date in concessione (da Trenord in Lombardia a Ferrovie Sud-Est in Puglia, per esempio) che detengono materiale rotabile di provenienza Fs.

Lo scorso 21 giugno, infatti, è avvenuta la riconsegna – in seguito al restauro – del “mitico” treno Arlecchino, l’Etr 250 entrato in servizio il 23 luglio 1960, in occasione delle Olimpiadi di Roma, simbolo all’epoca del benessere e della ripresa economica degli italiani. Il restauro, che ha visto il risanamento di parti strutturali e la bonifica da amianto, è durato circa tre anni con un investimento di 3,3 milioni di euro e ora l’Arlecchino aspetta di essere posizionato su una tratta storica della Penisola.

L’altro importante intervento è stato previsto, dopo 15 anni di abbandono, sull’unico superstite dell’Etr 300 meglio conosciuto come “Settebello”. L’obiettivo dei lavori, della durata di due anni e con un esborso di otto milioni di euro, è quello di dar vita a un treno turistico di lusso con la collaborazione tra Università degli Studi di Firenze e Trenitalia per la riprogettazione degli arredi con un concept innovativo, a metà tra futuro e passato.

Una parte dei finanziamenti sono stati destinati al recupero e alla riqualificazione del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa e l’ex stazione Fs di Trieste Campo Marzio. Nel primo caso, con un investimento complessivo di circa 17 milioni di euro, il progetto ha interessato sia le architetture ottocentesche dei padiglioni, sia gli ampi spazi aperti affacciati sul golfo di Napoli, sede della prima ferrovia d’Italia. Gli interventi hanno incluso anche la fruibilità interna di alcuni rotabili storici.

Il sito, che conta 36mila metri quadri, ospita 55 mezzi tra locomotive a vapore, carrozze e “Littorine”, cimeli ferroviari, modellini di treni e il grande plastico Trecentotreni, lungo 18 metri e largo due.
Il restauro di Trieste Campo Marzio, ancora in corso, punta a realizzare la prima stazione-museo italiana, replicando il modello di successo di Pietrarsa. La Fondazione ha stanziato 5,7 milioni di euro per trasformare il sito in un polo della cultura e del turismo ferroviario.

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Antonella Caporaso
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