La Puglia presenta il Piiil Cultura: 400 milioni in dieci anni

La Puglia presenta il Piiil Cultura: 400 milioni in dieci anni
21 novembre 06:00 2017 Stampa questo articolo

«È l’unico piano strutturato sulla cultura di una regione italiana. Un programma pluriennale che mira alla creazione di una vera e propria industria creativa, capace di generare impresa, lavoro e buona occupazione. Può essere un modello da seguire», ha detto Aldo Patruno, direttore del dipartimento turismo della Regione Puglia, presentando nell’ambito della manifestazione All Routes Lead to Rome il proprio Piano Strategico della Cultura (Piiil Cultura).

Sono 400 i milioni che si intendono investire nei prossimi dieci anni per dar vita al progetto, che così come il Piano Strategico del Turismo (Pst) possiede le stesse caratteristiche e ambizioni: promuovere il pieno coinvolgimento del tessuto produttivo, la partecipazione delle comunità e la formazione di partenariati pubblici e privati. E vuole farlo puntando su tutti i talenti creativi. Il Piiil Cultura si ispira alle cinque M del territorio: Mediterraneo, Mondo, Madre, Mezzogiorno e Mare. Sono cinque anche gli elementi su cui si punta: prodotto, identità, innovazione, impresa e lavoro.

La cultura, quindi, viene inquadrata come metodo di governo. «Deve essere uno strumento per governare lo sviluppo e la crescita, che faccia da traino per l’economia – ha spiegato Loredana Capone, assessore all’industria culturale e turistica della Regione – La nostra forza è il nostro voler essere comunità. Vogliamo delineare una strategia come abbiamo fatto già per il turismo. Perché siamo convinti che è proprio dal binomio cultura-turismo che passa il futuro delle economie mondiali. Nulla più dell’elemento culturale può determinare l’identità di un territori. Oggi i turisti al semplice viaggio nelle oasi della bellezza stanno sostituendo sempre di più il tour esperienziale che si affida alle emozioni dei luoghi», lasciando intendere quello che sarà il maggiore proposito della Regione Puglia nei prossimi anni.

«La cultura è un’area del welfare, ed è cibo dell’anima. Se viene inserita in un piano di sviluppo partecipato può dare vita a grandi opportunità di sviluppo», ha aggiunto Claudio Bocci, direttore di Federculture.

L'Autore

Gaetano De Monte
Gaetano De Monte

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