La favola del lungo raggio low cost

La favola del lungo raggio low cost
31 Ottobre 12:23 2017 Stampa questo articolo

«Vado a maggio a New York. Volo con Emirates, un affarone: il biglietto l’ho pagato 400 euro andata e ritorno». Piero vive a Milano e del lungo raggio low cost, delle varie Norwegian Air e Level, non ne sa nulla. Quando si è trattato di prenotare il viaggio per i suoi quarant’anni, ha fatto una semplice ricerca su un metamotore trovando, tra le compagnie aeree classiche, un prezzo davvero competitivo. È un profano, si dirà. Non è del settore. Tanto meglio per lui che non perde tempo ad arrovellarsi sull’arrembaggio long haul delle compagnie a basso costo. E il prezzo “low” lo trova tra i vettori tradizionali.

Questa, per noi che da mesi scriviamo del testa a testa transatlantico, è senza dubbio una notizia. Un fatto che ci fa riflettere su due aspetti, non necessariamente in conflitto l’uno con l’altro: le big del Golfo (e non solo loro) non restano alla finestra e aggiustano il pricing in modo tale che, prenotando con il giusto anticipo, il costo del biglietto sia competitivo con i nuovi player. O addirittura imbattibile, se si considerano orari e coincidenze comodi e i servizi inclusi nel prezzo base. Riflessione numero due: da tempo il modello è cambiato, non è notizia dell’ultima ora, già da anni il prezzo dinamico consente di volare – in determinati periodi – a tariffe low cost anche sul lungo raggio. Un’operazione consentita anche dalla concorrenza stessa e dalla riduzione del cost per seat degli aereomobili di ultima generazione. Tutto il resto è storia. O meglio: tutto il resto è marketing.

«Dietro c’è una strategia cattura-Millennials», riflette Massimo Loquenzi, rappresentante in Italia della U.S. Travel Association, un manager che da trent’anni e più lavora con il mercato Usa dei viaggi. «Bisognava trovare un modo per conquistare nuove fette di mercato, in particolare tra i giovani. Lo schema low cost, entro il quale ora s’innestano anche alcuni vettori tradizionali, serve proprio a questo: per attrarre un target che, fino a ieri, reputava inaccessibili certe tratte». Una strategia mirata che, nel caso di Air France con Joon, è stata chiarita senza troppi giri di parole. Nonostante su alcune rotte come Fortaleza, tiene a precisare la compagnia, il risparmio sia evidente.
Marketing a parte, c’è davvero uno scarto sui prezzi nel point to point verso gli States? «Poco, direi. Forse solo in alta stagione, quando le legacy per ragioni di convenienza sono costrette ad aumentare le tariffe», aggiunge Loquenzi.

A questo punto diamo un’occhiata. E cerchiamo un volo andata e ritorno da Roma a New York, senza scali, a fine maggio, periodo che per la Grande Mela è già considerato high season. La differenza, com’è facile verificare, è di poco conto. Circa 390 euro con un’offerta base di Norwegian Air, che sale a 530 euro con l’upgrade LowFare+ che, al costo di 70 euro a tratta, consente di aggiungere alcuni servizi esclusi dalla tariffa iniziale: un bagaglio registrato da 20 chili, fino a due pasti a bordo, la prenotazione del posto. Nelle stesse date, il costo è il medesimo – se non più basso – con un vettore tradizionale: e dunque Delta, Finnair e la stessa Alitalia che, in promo, consente di viaggiare da Fiumicino a NYC a un costo di circa 560 euro. Poco più alte le tariffe in una data più vicina e richiestissima: la settimana prima di Natale, quando si parte con 600 euro a/r anche con alcune compagnie legacy acquistando un biglietto ora, con un solo mese e mezzo di anticipo.

In certi casi, quale sia la reale differenza di prezzo tra linea e low cost resta davvero un mistero. Ma l’apertura di nuove rotte è sempre una buona novella per il mercato: non solo in quanto stimolo alla concorrenza, ma perché facilitatore di flussi turistici. Un esempio su tutti l’acclamato volo diretto Norwegian tra Roma e San Francisco, al via dal prossimo 6 febbraio, dopo l’attivazione nei prossimi giorni dei servizi per Los Angeles e New York.

Resta, infine, un punto su cui soffermarsi: il margine per le agenzie. Un guadagno in ogni caso risibile, che può crescere con la fee sulla vendita delle sempre più indispensabili ancillary, applicata dall’adv stessa. Tornando nell’ottica del passeggero, chiediamo a Federico Pepe dell’agenzia Ermes World di Salerno perché un viaggiatore dovrebbe prenotare da lui uno di questi voli, quale sia la convenzienza. La risposta è immediata: «Qui trovi la consulenza di un esperto e un supporto nella gestione di eventuali disguidi, in alcuni casi attraverso l’assistenza dedicata. Un barlume di risparmio? Assolutamente no».

Eppure, al di là delle questioni di prezzo, il valore dell’intermediazione è conclamata, con le vendite dirette di molte legacy che tuttora non superano il 20%. Il grosso si fa con il trade.

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Roberta Rianna
Roberta Rianna

Direttore responsabile

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