La distanza che non c’è tra l’isola e la Rambla

by Roberta Rianna | 28 Agosto 2017 7:00

Da un lato l’uomo: la strage di Barcellona con un furgone sulla Rambla che ha ucciso 16 persone. Dall’altro la natura: il terremoto a Ischia con le due vittime a Casamicciola, i fratellini estratti dalle macerie, la diatriba sull’abusivismo. Niente in comune parrebbe. Eppure la distanza tra i due episodi è minima. Intanto quella temporale: cinque giorni che hanno separato l’attentato in Catalogna (17 agosto) dalle scosse sull’isola nel Napoletano (21 agosto). Due ferite nel cuore dell’estate.

Poi quella geografica: 1.600 chilometri, in linea d’aria due ore di volo. Doppio colpo al Mediterraneo, come se i terroristi e il sottosuolo si fossero messi d’accordo, dopo aver dato prova di sintonia appena un anno fa con l’attentato a Nizza e il sisma in centro Italia.

Ancora minore la distanza concettuale: sia Barcellona che Ischia erano, alla vigilia dell’alta stagione, due tra le mete più richieste per la percezione di sicurezza, il prezzo giusto, la formula turistica azzeccata per diciottenni, nonni, famiglie. Una sorta di jolly per i meno impavidi.

Abbiamo salutato i lettori, un paio di settimane fa, riferendo dei tentativi di rilancio dell’Egitto e della Tunisia, considerate ancora fragili per l’alone del rischio fondamentalismo. Ci siamo svegliati, dopo una manciata di giorni, con la conferma di una verità da tempo acclarata: al di là del sentiment di sicurezza, ordine e protezione, che in alcuni luoghi più di altri si riscontrano, non esistono campane di vetro dove rinchiudere i turisti per renderli immuni da episodi come quelli che abbiamo vissuto questa estate, la scorsa, quella prima ancora e via dicendo.

Certo, chi organizza viaggi ha il dovere di offrire il più alto numero di garanzie. Al di là di formule coccola-clienti, come le cancellazioni senza penali e le assicurazioni, è fondamentale ad esempio accertarsi che le strutture ricettive siano antisismiche, per dirne una. Che i fornitori locali a cui ci si appoggia, soprattutto all’estero, sappiano prendersi cura dei viaggiatori anche in caso di emergenza, affinché non capitino episodi come quello di Barcellona che – nelle ore dell’attacco – avrebbe visto un gruppo di turisti in escursione lasciati in città dall’autista del bus, ripartito senza di loro.

Detto ciò, quello che conta adesso è non abbandonare le destinazioni colpite, non demonizzarle, con la consapevolezza che il demone è agile e si muove con rapidità da un territorio all’altro.

Non spaventiamoci, quindi. E non spaventiamo i clienti più di quanto lo siano già, facendo riferimento ad associazioni come ad esempio Federturismo, Federterme e Astoi, che insieme hanno inoltrato al trade una nota congiunta su Ischia che recita così: «Le strutture turistiche e termali sono sicure e non hanno riportato nessun danno. È urgente far ripartire immediatamente l’economia attraverso informazioni trasparenti e complete a turisti e residenti per evitare fughe precipitose e panico ingiustificato che rischiano solo di compromettere la stagione di un’isola che vive di turismo».

Si è mossa nella stessa direzione anche Fiavet che ha lanciato l’idea di un bonus spendibile in futuro – esclusivamente a Ischia – valido per tutti gli alberghi e i servizi prenotati da chi, dopo il terremoto, non se l’è sentita di partire. Come a dire: “Caro viaggiatore, laggiù è tutto ok e l’annullamento non ti spetta, ma capisco che sei in ansia e ti consento di posticipare la vacanza”.

Tutto questo mentre scoppiava, nel frattempo, lo scandalo furbetti: quei villeggianti che, nella foga di lasciare l’isola, hanno abbandonato le strutture “senza pagare”. Come il titolo della canzone dei Fedez e J-Ax, colonna sonora di un’altra dolorosissima estate.

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