Ivrea patrimonio Unesco: il sogno di Olivetti si realizza

by Redazione | 2 Luglio 2018 16:36

Adriano Olivetti voleva renderla capitale della cultura industriale italiana. Un po’ in ritardo, ma il suo sogno si sta avverando. Dal primo giorno di luglio 2018 Ivrea è diventata sito Unesco, il 54esimo in Italia. La decisione è avvenuta durante i lavori del 42esimo Comitato del Patrimonio Mondiale che si sta svolgendo a Manama in Bahrein, dal 24 giugno al 4 luglio.

La città industriale di Ivrea è un progetto industriale e socioculturale del XX secolo. Fondata nel 1908 da Camillo Olivetti, si sviluppò soprattutto tra gli anni ’30 e ’60 sotto la direzione di Adriano Olivetti. Erano i tempi in cui la Olivetti produceva computer, calcolatrici meccaniche, macchine da scrivere e Ivrea era, come la definiremmo oggi, la Silicon Valley italiana.

Adriano Olivetti è stato uno dei protagonisti della Ricostruzione italiana. La sua città ideale era un progetto in cui far convivere industria e bisogni delle persone, tecnologia e bellezza, scienze sociali e arte. Insieme agli ingegneri, agli architetti, agli urbanisti e ai designer che hanno inventato oggetti tra i più belli del Novecento – come la Lettera 22, la macchina da scrivere di Montanelli – assunse e si circondò dei migliori scrittori e intellettuali. Olivetti scelse il meglio per progettare una città industriale che fosse la miglior risposta possibile alle trasformazioni industriali e sociali, e al passaggio che si stava compiendo da industria meccanica a digitale. In quel periodo un gruppo di lavoro realizzò, per esempio, nel 1948 la calcolatrice, chiamata Divisumma. Nel 1955 arrivò l’Olivetti Elea, l’elaboratore elettronico migliore al mondo, che oggi chiamiamo computer.

Il ministro dei Beni e delle Attività culturali Alberto Bonisoli ha annunciato l’iscrizione di “Ivrea Città Industriale del XX secolo” nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco con queste parole: «Ivrea, la città ideale della rivoluzione industriale del Novecento, è il 54esimo sito Unesco italiano. Un riconoscimento che va a una concezione umanistica del lavoro propria di Adriano Olivetti».

L’area divenuta sito Unesco racchiude il perimetro di quello che era il progetto industriale olivettiano, con uffici, edifici destinati alla produzione, mensa, asilo nido, servizi sociali, residenze.

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